Il piano per le nuove pensioni. Via 200 euro dagli assegni

Con l’addio a Quota 100 potrebbe debuttare un nuovo sistema che taglierebbe gli assegni del 15%. Ecco tutti i calcoli.

Le pensioni cambieranno volto. Il governo ha un obiettivo chiaro: smantellare Quota 100. La riforma fortemente voluta da Matteo Salvini “morirà” con la scadenza del 31 dicembre 2021.

Chi ha fatto i conti per andare via con il nuovo sistema previdenziale l’1 gennaio del 2022 dovrà rifare i calcoli e restare a a lavoro probabilmente per altri due anni. In quaesto quadro va sottolineata una circostanza chiara: il nuovo piano su cui sta lavorando l’esecutivo e la maggioranza prevede un’uscita a 64 anni con 38 di contributi. In sostanza debutterebbe quota 102. Il tutto mettendo da parte ad esempio la Quota 41 che aveva annunciato Salvini più volte per il dopo Quota 100.E a parlare di questa prospettiva è stato Alberto Barmbilla, presidente di Itinerari Previdenziali e già sottosegretario nel governo Berlusconi: “L’adeguamento alla aspettativa di vita è previsto sia per la vecchiaia (oggi 67 anni) sia per l’anticipata (oggi 64 anni) ma non per l’anzianità contributiva perché – sottolinea Brambilla – tra meno di 8 anni sarebbe come scrivere che l’anzianità contributiva è abolita“.

L’ipotesi di introdurre Quota 102 è comunque un punto che mette in moto già le proteste dei sindacati: “L’ipotesi di Quota 102, 64 anni di età e 38 anni di contributi, non risponde all’esigenza di flessibilità diffusa per accedere alla pensione e aggrava i problemi non risolti da Quota 100. La UIL ritiene che si debba lavorare da subito per garantire una flessibilità tra i 62/ 63 anni per uscire dal mondo del lavoro, considerando le differenti gravosità dei lavori. La UIL è nettamente contraria ad ogni ipotesi di penalizzazione e di ricalcolo contributivo“, spiegano dalla Uil. Intanto sul tavolo del governo c’è anche un’altra ipotesi: una nuova Quota 100 con le soglie fissate a 64 anni di età e 36 di contributi. Ma con questo schema, con un calcolo degli assegni interamente contributivo, la sforbiciata sull’assegno ammonterebbe almeno al 15 per cento. Di fatto una pensione percepita mensilmente da 1400 euro, si trasformerebbe con il nuovo calcolo in 1200 euro. Un taglio non da poco che potrebbe cambiare anche la percezione dell’uscita anticipata nei lavoratori. E su un cambiamento del sistema previdenziale si scatena lo scontro nel governo. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha già fatto sapere di non voler toccare Quota 100 come invece chiesto dai renziani e da Italia Viva: “Abbiamo preso un impegno coi cittadini perciò Quota 100 non si tocca. Già da questo mese al MinLavoro cominciamo a lavorare alla riforma delle pensioni insieme agli altri dossier sul tavolo, in primis il salario minimo“. Il vero nodo da sciogliere però resta uno solo: a quanto ammonteranno gli assegni con un nuovo sistema per l’uscita anticipata? Un taglio del 15 per cento sarebbe comunque pesante. A Di Martedì sono stati fatti alcuni esempi. E quello che fa più discutere riguarda un lavoratore tipo con uno stipendio da 2000 euro. Con l’uscita anticipata con l’attuale Quota 100 andrebbe a percepire un assegno da 1400 euro. Con il nuovo sistema si andrebbe invece a 1200 euro. Con un ulteriore taglio penalizzante per chi va via prima.

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