Le Ong più che mai in prima linea Adesso hanno anche le navi civetta

Un nome scelto non a caso, che richiama la vicenda della donna, Josefa appunto, immortalata, dopo un’operazione di soccorso, mentre i soccorritori le smaltavano le unghie, cosa che fu spiegata come un gesto di rasserenamento nei suoi confronti da parte dei volontari della Open Arms. La Josefa è una barca piccola, motivo per cui non può intervenire prendendo a bordo immigrati, ma la sua presenza in zona Sar libica farebbe pensare che si tratti di una nave civetta per le Ong.

Martedì la Josefa presidiava al largo delle coste libiche e intanto un aereo militare maltese si alzava in volo dando prua a sud. L’aereo ha spento il trasponder, per non essere intercettato, cosa che fa supporre la presenza di qualche barchino. «Una volta individuato un natante – spiega una fonte al Giornale – segnala alle motovedette libiche la posizione. A quel punto tutti possono intercettare, ma le Ong dovrebbero essere più distanti rispetto alla guardia costiera libica».

Se ogni Ong è a se stante, dai profili Fb di operatori e volontari si può notare che tra molti di loro ci siano contatti. Basti pensare che il capo missione della Josefa è l’ex comandante della Sea Watch 2, Ingo Werth, che è in contatto con Sanz Hernando Maria Nieves, una spagnola che era a bordo della Seefuchs sequestrata dai Maltesi nel 2017 e che solo due mesi fa è stata autorizzata a lasciare La Valletta e si trova adesso a Gibilterra. Era a bordo anche della Open Arms. È in contatto con Chamesddine Marzoug, che era a bordo della Aquarius per conto di MSF/Sos Mediterranèe, ufficialmente volontario della Croce rossa tunisina, e con Michael Schwickart della Sea Watch. Werth è anche volontario dei piloti sul Moonbird, aereo usato per ricognizione dalle Ong per fare da vedetta per i barconi. Sono tutti amici su Fb e dai profili pare proprio che si conoscano. Il Giornale.it