Accecato dal dogma buonista, il governo “prepara” l’invasione

Il boom di sbarchi nel 2020 segna la Caporetto del governo. Ma, anziché cambiare strategia, Conte & Co. si preparano ad allargare le maglie e aprire i porti a tutti i migranti

I numeri dovrebbero parlare da soli. Dovrebbero, infatti, bastare a fotografare l’emergenza in cui è stato precipitato il Paese dopo un anno di gestione giallorossa. Dal primo gennaio al 30 giugno 2020, stando ai dati resi pubblici ieri dal Viminale, sono sbarcati in Italia ben 6.812 migranti, quasi il triplo dei 2.508 registrati nello stesso periodo del 2019. E non è niente a confronto con lo scorso luglio, quando si è registrato un vero e proprio picco degli arrivi. Eppure al ministero dell’Interno non sembrano preoccuparsene. Luciana Lamorgese, a Milano per il tradizionale appuntamento del Comitato per la sicurezza di Ferragosto, non solo ha detto che questi numeri “non sono elevatissimi”, ma ha anche confermato l’intenzione del governo di andare avanti con il decreto Immigrazione, una misura tesa a smontare i dl Sicurezza.

Ogni giorno le coste italiane vengono travolte dagli sbarchi di clandestini che cercano fortuna nel nostro Paese. Dal primo agosto dell’anno scorso al 31 luglio di quest’anno il Viminale ne ha registrati più di 21mila. Un aumento drammatico se si considera che nel 2018-2019 erano stati 8.691. Ancora peggio se si sposta l’orologio all’inizio del 2020: oltre 15mila contro i 4mila dello stesso periodo di un anno fa. “Il fallimento di questo governo è nei numeri – denuncia Matteo Salvini – mentre il ministro Lamorgese si vanta di aver controllato più di 20 milioni di italiani durante l’emergenza coronavirus”. Viene dunque da chiedersi: cosa non permette al premier Giuseppe Conte e alla sua maggioranza di non leggere con imparzialità questi numeri? Perché nessuno di loro si accorge che il problema c’è e va risolto al più presto? Al momento abbiamo, infatti, a che fare con sbarchi di piccoli natanti, gommoni e barchini che portano poche decine di disperati, ma le navi delle Ong internazionali hanno già messo le proprie navi in acqua e non aspettano altro che l’esecutivo “ammorbidisca” i decreti Sicurezza per riprendere in pompa magna le operazioni nel Mar Mediterraneo Centrale. Non che fino a qui si siano mai fatti problemi, ma con misure più blande e una ripresa dell’abbuffata buonista hanno già pronti i mezzi per piazzarsi a poche miglia dalle coste libiche, farsi carico dei clandestini in partenza e portarli nei nostri porti.

Da quando l’estate scorsa il governo ha cambiato colore e il Partito democratico è entrato nella maggioranza, Nicola Zingaretti ha subito passato il dossier immigrazione nelle mani di Conte. In cima a tutto ha messo, appunto, l’abolizione dei decreti Sicurezza. È bastato questo annuncio a far riprendere le partenze dalle coste libiche. Non solo. Col passare dei mesi anche i porti tunisini hanno iniziato ad affollarsi di disperati disposti a tutto pur di raggiungere il Vecchio Continente. I numeri snocciolati ieri dalla Lamorgese segnano della Caporetto del governo sul dossier immigrazione. Ma anziché far correre tutti ai ripari, sono stati resi (se possibile) ancor più allarmanti dall’annuncio dello stanziamento di un numero maggiore di navi e caserme per far fare la quarantena ai clandestini appena arrivati e, soprattutto, dell’abolizione dei due decreti tanto invisi alla sinistra. “È una resa pericolosa e un attentato alla sicurezza e alla salute degli italiani”, sintetizza bene il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. In questi mesi il governo non si è, infatti, dimostrato in grado di blindare le acque territoriali italiane, gli approdi portuali e gli stessi immigrati che, una volta sbarcati, hanno bellamente eluso i controlli e si sono dileguati nel nulla in barba alle misure per il contenimento dei contagi. “In questo modo – fa notare il leghista Roberto Calderoli – non solo entrano indisturbati nel nostro Paese ma diventano pure mine vaganti che possono diffondere il virus ovunque alimentando focolai”.

È il dogma buonista dell’accoglienza che sta spingendo i giallorossi ad andare avanti su questa linea pericolosissima. In autunno, quando la maggioranza voterà il nuovo decreto, si chiuderà il cerchio. Gli ultrà dell’immigrazione saranno contenti perché, in questo modo, riprenderà quel business che Salvini aveva provato a troncare. L’Italia tornerà ad essere l’hotspot d’Europa, esattamente come lo è stata quando a Palazzo Chigi sedevano i vari Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. A Bruxelles, intanto, tireranno un sospiro di sollievo perché tutto il carico dell’emergenza rimarrà in capo a Roma. Come è sempre stato.


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