Afghanistan, attacco all’ospedale di Msf: almeno 8 morti. Strage a un funerale nell’est

Un gruppo di uomini armati ha attaccato questa mattina l’ospedale di maternità gestito in partnership da Medici senza Frontiere, nella zona di Dasht-e-Barchi, a Kabul. Secondo la stampa locale l’offensiva è cominciata con due esplosioni, seguite da colpi d’arma da fuoco. In queste ore le forze di sicurezza stanno ancora lavorando a ripulire l’edificio da attentatori. Obiettivo degli integralisti potrebbe essere stato il viceministro della Sanità, che era in visita ai medici. Ad aprire la strada all’attacco, centrato sul reparto maternità, sarebbe stato almeno un terrorista suicida.

Foto diffuse sui social network mostrano gli agenti delle forze di sicurezza che fanno evacuare pazienti e portano in braccio bambini appena nati. Un bilancio non ufficiale parla di almeno otto morti e quattro feriti: secondo la locale Tolo tv, tra le vittime ci sarebbero tre donne, almeno un bambino e un agente delle forze di sicurezza.

L’attacco non è stato rivendicato, ma i Talebani avrebbero subito preso le distanze. Sembra dunque probabile che sia da attribuire all’Isis-Khorasan: a suggerirlo è anche il fatto che il distretto dove l’ospedale sorge è il 13esimo, abitato in prevalenza dagli hazara. Proprio la fetta di popolazione di questa etnia è finita nel mirino dell’Isis-K perché in grande maggioranza di credo sciita. In più, mentre i Talebani hanno interrotto le offensive contro le truppe internazionali ma continuano a colpire le forze governative, l’Isis-Khorasan sta aumentando le sue azioni.

Radicato in prevalenza nella provincia di Nangarhar, a est del Paese, il gruppo che fa riferimento al sedicente Stato islamico negli ultimi mesi sta cercando di consolidare la sua presenza nella capitale, in vista di attentati che mettano in discussione l’egemonia della jihad da parte dei rivali Talebani. Proprio nei giorni scorsi le forze afgane avevano sgominato una cellula congiunta di Isis Khorasan e rete Haqqani che preparava attacchi a Kabul, confermando dunque le voci secondo cui l’ala più fondamentalista dei Talebani non accetta il processo di pace ed è pronta a unirsi all’Isis-K.

E pochi dubbi ci sono sulla responsabilità di un altro attentato, nel distretto di Khewa, proprio nella provincia di Nangarhar: qui un suicida si è fatto esplodere fra le persone riunite a un funerale. Le vittime sono numerose, almeno 20 morti e 40 feriti secondo un primo bilancio.



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