Agenzia delle Entrate: “La spesa per le mascherine è detraibile, ma solo se con marchio CE”

ROMA – Gli italiani potranno detrarre nel 730 del 2021 la spesa sostenuta quest’anno per le mascherine, non solo presso le farmacie, ma anche – per quelle a 50 centesimi lanciate da Arcuri – da parafarmacie, tabaccai, supermercati, grandi catene di distribuzione. Purché scontrini o fatture possano dimostrare che si tratta di dispositivi medici a marcatura CE. Un problema per molti italiani che hanno acquistato, magari online, questi dispositivi e si sono visti recapitare a casa prodotti a marchio cinese, ad esempio.

Sarà possibile poi anche detrarre le donazioni fatte – e non in contanti – in questo periodo alla Protezione Civile con accrediti sui due conti correnti dedicati: uno per l’acquisto di Dpi (dispositivi di protezione individuale), ventilatori, respiratori, attrezzature e apparecchiature per sale di rianimazione e l’altro per costituire un fondo da destinare alle famiglie degli operatori sanitari deceduti nello svolgimento delle proprie attviità a causa del Covid-19.

Mascherine detrabili – La possibilità di portare in detrazione la spesa non è una novità. Le mascherine sono infatti dispositivi medici. Diventati ora, causa pandemia, acquisti di massa. Ecco perché l’Agenzia delle Entrate, guidata da Ernesto Maria Ruffini, ha deciso di chiarire dubbi e quesiti in una circolare numero 11 datata 6 maggio. Spiegando a quali condizioni è possibile detrarre dall’imposta lorda almeno il 19% di questa spesa, sempre per la parte che eccede i 129,11 euro, ovvero la franchigia esistente per tutte le spese sanitarie.

Ma come si fa a capire se la “mascherina protettiva” che ho appena comprato è un dispositivo medico? Si può consultare la banca dati del Ministero della Salute e fare una ricerca immettendo i dati del fabbricante o quelli del dispositivo. In linea generale, scontrino o fattura devono essere “parlanti” con la descrizione del prodotto acquisto e il soggetto che sostiene la spesa. “Non possono essere considerati validi – dice la circolare – i documenti fiscali che riportino semplicemente l’indicazione dispositivo medico”.

Anche gli esercenti devono fare dunque attenzione. Per identificare la natura del prodotto come dispositivo medico possono bastare – precisa ancora l’Agenzia delle entrate – “anche le codifiche utilizzate ai fini della trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria quale il codice AD“, che si riferisce proprio alle spese per i dispositivi medici con marcatura CE. Se  però scontrino o fattura non riportano il codice AD, l’acquirente può detrarre lo stesso la spesa ma deve conservare la documentazione che dimostra la conformità alla normativa europea del dispositivo acquistato. 

Conservare lo scontrino? – No, se l’acquisto è in farmacia: lo scontrino è già parlante, riporta i dati della tessera sanitaria e dunque il codice fiscale, la farmacia comunica direttamente all’Agenzia delle entrate la spesa che viene poi messa tra quelle detraibili sul 730 precompilato. Ma è bene accertarsi presso il farmacista, prima dell’acquisto, che la mascherina abbia marcatura CE. Se invece la spesa avviene presso tabaccai o supermercati – che non registrano il codice fiscale sullo scontrino né comunicano con l’Agenzia delle entrate – allora bisognerà conservare lo scontrino, per poi detrarre l’importo. E ricordarsi di pagare con carta o bancomat: solo le spese traccabili sono detraibili.



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