Aiuti di Stato, cambiano ancora le regole Ue. Sì all’ingresso nelle società, ma a condizione di non distorcere il mercato

Nel corso del fine settimana la Commissione europea ha adottato una seconda modifica – a valle della modifica adottata il 3 aprile 2020 – che estende il campo di applicazione degli aiuti di Stato adottato il 19 marzo 2020 al fine di consentire agli Stati membri di sostenere l’economia nel contesto della pandemia di coronavirus.

La Commissione ha dichiarato che sino ad ora ha approvato aiuti di Stato all’economia dell’UE per un importo stimato di 1900 miliardi di euro, finalizzati a fornire con urgenza la necessaria liquidità alle imprese, preservare l’occupazione, consentire la ricerca e lo sviluppo e garantire l’approvvigionamento di prodotti necessari per combattere la pandemia.

Le prime misure di aiuti di Stato autorizzate dalla Commissione europea a seguito della pandemia Covid-19 erano volte ad aiutare le imprese a coprire il loro immediato fabbisogno di liquidità, principalmente attraverso prestiti bancari garantiti dallo Stato.

Le misure di emergenza (lock-down) che gli Stati membri hanno dovuto adottare per gestire la pandemia di coronavirus hanno influito sulla capacità di molte imprese europee di produrre beni o fornire servizi, con conseguenti perdite che hanno ridotto il loro capitale e la loro capacità di contrarre prestiti sui mercati.

La seconda più recente modifica dell’8 maggio arricchisce il catalogo del “tipo di aiuti”, stabilendo criteri sulla base dei quali gli Stati membri possono ricapitalizzare e fornire debito subordinato alle imprese in difficoltà. Si tratta quindi di una chiara apertura all’intervento diretto degli Stati nel capitale delle imprese. Molto interessante anche il richiamo della Commissaria Vestager alla necessità “di un piano europeo di ripresa che sia verde e digitale e vada a beneficio di tutti i consumatori europei”.

Le imprese potranno quindi chiedere allo Stato, o a soggetti affiliati (come SACE o Cassa Depositi e Prestiti, si immagina, in Italia) e/o alle autorità locali (denominate lo “Stato”) di partecipare a deliberazioni di aumento del capitale sociale per le finalità di cui sopra. Inoltre, in aggiunta alle deliberazioni di aumento del capitale, lo Stato potrà acquisire partecipazioni in società in difficoltà finanziarie.

In generale, se lo Stato acquista azioni a prezzo di mercato o investe pari passu con gli azionisti privati, ciò non si qualifica come aiuto di Stato. Tuttavia, se lo Stato acquista azioni esistenti, sottoscrive nuove azioni o altri strumenti di capitale a condizioni diverse da quelle di mercato, dovranno essere rispettati i requisiti stabiliti dalla Commissione europea nella modifica dell’8 maggio 2020.

Tali requisiti si applicano sia agli schemi di aiuti di Stato predisposti dagli Stati membri, che agli aiuti individuali richiesti da imprese che dovranno essere notificati e autorizzati dalla Commissione prima di essere attuati (gli aiuti individuali devono essere notificati se si discostano da tali schemi approvati o se superano € 250 milioni).
 

La ricapitalizzazione dello Stato è nemica della concorrenza, almeno a lungo termine

In tema di diritto della concorrenza, la Commissione ritiene che la ricapitalizzazione statale falsi la dinamica competitiva nel mercato in maniera significativamente maggiore rispetto a quanto successo sino ad ora con le garanzie statali per i prestiti bancari in quanto: (i) vi è un trasferimento immediato di risorse finanziarie statali; (ii) va necessariamente a beneficio di un minor numero di imprese; e (iii) lo Stato è un investitore c.d. a “tasca profonda” che rassicura gli investitori, le banche e i clienti a lungo termine.

La Commissione ha pertanto redatto una serie di condizioni per l’accesso alle misure di ricapitalizzazione molto rigorose, al fine di scoraggiare le imprese dal fare affidamento sulla ricapitalizzazione statale o, in alternativa, a spingerle ad aderirvi solo ove il rimborso delle misure di ricapitalizzazione statale possa essere il più rapido possibile. In particolare:

  1. La ricapitalizzazione statale dovrebbe essere una soluzione di ultima istanza, solo se non sono disponibili altre opzioni;
  2. La ricapitalizzazione non deve superare il minimo necessario per garantire la redditività delle imprese e non deve migliorare i loro indici finanziari rispetto a quelli precedenti la crisi Covid-19;
  3. Lo Stato deve ricevere una remunerazione che aumenti nel tempo, per incentivare le imprese e i loro azionisti a rimborsare le misure di ricapitalizzazione dello Stato il più rapidamente possibile;
  4. Le società non possono versare dividendi (né riacquistare azioni diverse da quelle dello Stato) finché le misure di ricapitalizzazione statale “Covid-19” non saranno state interamente rimborsate;
  5. Le società non devono intraprendere un’espansione commerciale aggressiva e non devono utilizzare la ricapitalizzazione statale come leva commerciale;
  6. Alle società è fatto divieto di acquisire una partecipazione superiore al 10% in concorrenti, fornitori o clienti che impedisca loro di partecipare a potenziali consolidamenti del mercato, fintantoché non sia stato rimborsato almeno il 75% delle misure di ricapitalizzazione statale “Covid-19” (tranne nel caso delle PMI o quando l’acquisizione è necessaria per garantire la redditività dell’acquirente);
  7. Le società con un significativo potere di mercato (ossia con quote di mercato di almeno il 30%/40%, a seconda dei mercati) possono beneficiare di misure di ricapitalizzazione statale superiori a € 250 milioni se assumono impegni strutturali o comportamentali, come la cessione di controllate o di asset o la cessazione di esclusive a lungo termine; e
  8. I dirigenti non possono ricevere né bonus (né altri elementi retributivi variabili) né una remunerazione superiore a quella già in vigore al 31 dicembre 2019 (la remunerazione dei nuovi assunti non potrà superare il livello più basso di retribuzione fissa dei dirigenti equivalenti della società), fino al momento in cui sarà rimborsato almeno il 75% delle misure di ricapitalizzazione statale “Covid-19”.

Ammissibilità

Affinché si possa accedere alle misure di ricapitalizzazione debbono essere soddisfatte le seguenti condizioni/requisiti:

  1. La dimostrazione che in assenza dell’intervento dello Stato, le imprese fallirebbero o si troverebbero in gravi difficoltà;
  2. La evidenza che non vi sono disponibili sul mercato finanziamenti a condizioni accessibili;
  3. L’evidenza che le imprese non erano già in difficoltà al 31 dicembre 2019; e
  4. La circostanza che l’intervento dello Stato consenta di evitare perdite di posti di lavoro e fallimenti del mercato (imprese sistematicamente importanti o innovative, rischio di perturbazione di un settore, ecc.).

Misure di ricapitalizzazione

Le misure di ricapitalizzazione, nella posizione della Commissione, possono assumere la forma di azioni di nuova emissione, obbligazioni convertibili o altri strumenti di capitale ibridi.

Tuttavia la Commissione indica chiaramente la preferenza per il debito subordinato (i.e. subordinato ai creditori ordinari di primo rango) che non può essere convertito in capitale che, per sua natura, è uno strumento meno distorsivo della concorrenza.

Quanto al quantum della ricapitalizzazione, essa non deve superare il minimo resosi necessario e non dovrebbe comportare un miglioramento del profilo finanziario delle imprese rispetto alla situazione vigente al 31 dicembre 2019. Né può essere utilizzato per la sovvenzione incrociata di controllate del gruppo che si trovavano già in difficoltà economiche.
 

Remunerazione dello Stato

La remunerazione dello Stato deve essere adeguata e aumentare nel tempo per incentivare le imprese e i loro azionisti a rimborsare le misure di ricapitalizzazione dello Stato. Può assumere la forma di azioni aggiuntive o di obbligazioni convertibili.

Azioni. Il prezzo pagato dallo Stato non deve superare il prezzo medio delle azioni delle società nei 15 giorni precedenti la richiesta di intervento statale (per le società non quotate in borsa, esperti indipendenti devono stabilire il valore di mercato delle società).

La remunerazione dello Stato deve essere aumentata di almeno il 10% in due momenti temporali, successivi al conferimento di capitale “Covid-19”:

  1. Dopo quattro anni per le società quotate in borsa e cinque anni per le altre società in cui lo Stato ha mantenuto almeno il 60% della propria partecipazione risultante direttamente dall’aumento di capitale “Covid-19”;
  2. Dopo sei anni per le società quotate in borsa e sette anni per le altre società in cui lo Stato non ha venduto completamente la propria partecipazione “Covid-19”.

Inoltre, le azioni dello Stato devono essere messe “in vendita” in qualsiasi momento per:

  1. Le società beneficiarie, all’importo più elevato tra (a) il prezzo di mercato o (b) l’investimento dello Stato aumentato dai tassi di interesse annuali crescenti fissati dalla Commissione nel Quadro di riferimento temporaneo modificato (basato sull’IBOR a 1 anno; pag. 66);
  2. Gli investitori, al prezzo di mercato, di norma attraverso un processo aperto e non discriminatorio (con potenziali diritti di prelazione per gli azionisti esistenti).

Strumenti di capitale ibridi.  La loro remunerazione minima deve, fino alla conversione, essere almeno pari al tasso base (IBOR a 1 anno), più i premi fissati nel Quadro di riferimento temporaneo modificato (pag. 66).
La conversione in capitale deve essere effettuata al 5% o al di sotto del “theoretical ex-rights price” (TERP) o prezzo teorico ex diritto e la remunerazione dello Stato deve aumentare nel tempo per incentivare le parti interessate a riacquistare i conferimenti dello Stato.
 

Strategia di uscita e rendicontazione

Le imprese (ad eccezione delle PMI) la cui partecipazione azionaria “Covid-19” dello Stato supera il 25% devono prevedere una strategia di “uscita”, compreso un piano sull’utilizzo dei fondi statali, un piano di pagamento per la remunerazione statale e un piano di rimborso dell’investimento statale. Le informazioni sull’utilizzo dei fondi statali devono essere aggiornate ogni 12 mesi.

Inoltre, un piano di ristrutturazione conforme agli Orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà, deve essere notificato alla Commissione qualora la partecipazione azionaria “Covid-19” dello Stato non sia stata ridotta al di sotto del 15% (sei anni dopo la ricapitalizzazione per quanto riguarda le società quotate in borsa e sette anni dopo per quanto riguarda le società non quotate in borsa o le PMI).

In conclusione, una grande apertura della Commissione a un ulteriore intervento pubblico nell’economia, ma questa volta con una grande attenzione rispetto alla esigenza di preservare la competitività del mercato, elemento essenziale per la reale ripartenza dell’economia.

* Partner e Responsabile dipartimento italiano di Antitrust, Competition and Economic Regulation di Hogan Lovells



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