Allerta a Washington, arrestato leader ultradestra

Il capo dei Proud Boys, gruppo dell’ultradestra americana che sostiene il tentativo di Donald Trump di ribaltare i risultati delle elezioni, è stato arrestato con l’accusa ufficiale di aver bruciato uno striscione Black Lives Matters rimosso da una chiesa afroamericana nel corso delle proteste dello scorso 12 dicembre a Washington. Ma l’arresto precede l’attesa manifestazione di domani nella capitale americana nel giorno in cui il Congresso è chiamato a certificare il voto dei grandi elettori e quindi la vittoria Joe Biden. Il timore ora è che il fermo incendi gli animi e fomenti ulteriori tensioni. Sulle strade di Washington sono già state dispiegati 340 militari della Guardia Nazionale che affiancano la Metropolitan Police nel tentativo di mantenere l’ordine: molte strade sono già state bloccate con mezzi pesanti e i controlli sono stringenti. Alla manifestazione, secondo indiscrezioni, potrebbe fare una rapida apparizione con un breve comizio anche Donald Trump, che dal 3 novembre porta avanti la sua battaglia per capovolgere il risultato denunciando brogli alle urne. Al Congresso si gioca la sua ultima, debole chance: se il voto sarà ratificato, come tutto fa pensare, per Trump non ci sarà più niente da fare, malgrado lui continui ad assicurare che continuerà a combattere forte degli oltre 70 milioni di voti ricevuti e della discesa del suo ‘popolo’ a Washington per stargli vicino nel giorno decisivo. Il 36enne Enrique Tarrio, leader di origini cubane del gruppo neofascista aperto ai soli uomini, è stato fermato dalle forze dell’ordine proprio poco dopo aver messo piede a Washington, dove è arrivato martedì da Miami, sua città di residenza. In commissariato è stato accusato di vandalismo per lo striscione distrutto ma anche di possesso di due caricatori per arma da fuoco, che gli sono stati trovati addosso durante la perquisizione. In aiuto del loro capo, i Proud Boys hanno lanciato una raccolta fondi per far fronte alle spese legali.
   


Fonte originale: Leggi ora la fonte