“AstraZeneca pronta con 2 milioni di dosi. L’Italia? Aspetterà…”

Il presidente della Irbm di Pomezia: “Forniture settimanali per i Paesi che hanno dato l’ok. L’Ema ha tutto quello che serve per decidere”

AstraZeneca ha annunciato che entro la metà di gennaio renderà disponibili per la Gran Bretagna due milioni di dosi a settimana del vaccino. E sorge immediatamente un dubbio: è possibile che gli Stati in cui è già stata concessa l’autorizzazione alla distribuzioni peschino dalle scorte destinate all’Italia e ci lascino un po’ a secco? Ne abbiamo parlato con Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente della Irbm di Pomezia, che assieme ad AstraZeneca e all’università di Oxford ha messo a punto il progetto del vaccino.

India, Inghilterra e Argentina hanno già cominciato ad acquistare le dosi del vostro vaccino. Sono a rischio le scorte dell’Italia?

«Al momento no, non credo proprio. Ovvio che se ci sono Paesi che hanno già dato l’ok alla distribuzione, procediamo e non stiamo ad aspettare l’autorizzazione degli altri».

A proposito di autorizzazione. Quando arriverà il via libera in Europa?

«Dipende tutto da Ema. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta. A ottobre abbiamo consegnato tutta la documentazione e successivamente AstraZeneca ha consegnato i documenti per chiarire la questione della mezza dose in meno. Di più non possiamo fare, se non aspettare».

Ma secondo lei l’ok potrebbe arrivare per la metà di gennaio? Gli Stati europei, Germania in primis, stanno premendo molto sulle autorità europee.

«Questo non lo so. Però so per certo che dal giorno zero, cioè da quando arriverà l’ok, noi saremo pronti, anzi strapronti, a distribuire».

Però un conto è distribuire dosi da due fiale, un altro è distribuire dosi da una fiala e mezzo. Sul numero finale dei vaccinati fa parecchio la differenza.

«Dipende da quale protocollo verrà approvato sia da Ema sia dalla Fda. Ci adegueremo alla richiesta degli enti regolatori. Noi a Pomezia ci siamo impegnati sia con AstraZeneca sia con il ministro della Salute Roberto Speranza a produrre 10 milioni di dosi nel 2021 qualora ci sia la necessità».

Cosa pensa del mix di vaccini di case farmaceutiche diverse?

«Mi attengo a quanto detto dalla comunità scientifica».

Apprezzo la sua cautela. Caratteristica che è mancata in questa corsa ai vaccini fatta di un eccesso di annunci, non sempre veri, delle case farmaceutiche.

«Io trovo stucchevoli le polemiche sugli annunci da parte delle aziende. È stato doveroso farli, guai il contrario. Era necessario informare le persone angosciate dalla pandemia. Quindi bene la massima trasparenza, altrimenti avremmo fatto la parte del prete che parla in latino per non farsi capire».

So che a Pomezia siete stati bersaglio di un attacco hacker.

«Purtroppo di sette attacchi hacker, tutti di matrice internazionale, molto violenti e messi a punti da gruppi di professionisti. Fortunatamente non sono stati rubati dati sensibili perché ci eravamo preparati per tempo e perché la Polizia postale ci ha dato un grande supporto».

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