Autostrade, pagherà lo Stato. Resta il dilemma del prezzo

Si ipotizza un intervento della Cdp di 3-4 miliardi. I grillini esultano ma i Benetton sono soddisfatti

All’indomani dell’accordo che dovrebbe portare, nel giro di un anno, i Benetton all’uscita da Autostrade per l’Italia (Aspi), Genova si prepara all’avvio, tra domenica e lunedì, delle operazioni di collaudo del nuovo ponte costruito in tempi record dopo il crollo del Ponte Morandi. Il patto siglato all’alba del 15 luglio, dopo un estenuante braccio di ferro durato quasi due anni, continua tuttavia a suscitare interrogativi e polemiche dentro e fuori dal Parlamento sulle valutazioni economiche delle attività oggetto dell’accordo, sugli impegni finanziari del piano industriale (e su chi concretamente dovrà mettere mano al portafoglio) e sulle modalità del riassetto. Qualche indicazione in più potrebbe arrivare già la prossima settimana: ieri il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiesto alla concessionaria autostradale, controllata finora con l’88% del capitale da Atlantia, la presentazione entro il 23 luglio del piano economico e finanziario che riporti tutti gli elementi anticipati nella proposta sottoposta al Consiglio dei ministri del 14 luglio.

La complessa architettura del riassetto prevede un aumento di capitale riservato alla Cassa Depositi e Prestiti, ipotizzato tra i 3 e i 4 miliardi, attraverso cui la società la società controllata dal Tesoro salirà intorno al 33% del capitale di Aspi. Contestualmente una quota compresa tra il 20 e il 24% sarà ceduta da Atlantia ad altri investitori graditi a Roma. In ultimo la scissione proporzionale di Atlantia (di cui Edizione, la cassaforte della famiglia di Ponzano Veneto, detiene il 30% del capitale) con l’uscita di Aspi dal suo perimetro (i titoli attenenti alla partecipazione rimasta saranno distribuiti direttamente agli azionisti di Atlantia) vedrà la quota diretta di Aspi in mano alla famiglia Benetton ridursi all’11%. Una partecipazione che, è verosimile, sarà ceduta con la contestuale quotazione di Aspi in Borsa.

A fare la differenza tra i vincitori e i vinti è tuttavia un elemento che ad oggi manca e che sarà oggetto della prossima battaglia tra le parti: la valutazione di Aspi partendo dal fatto che, secondo quanto stimato da Equita, l’88% del capitale della concessionaria dovrebbe essere in carico nel bilancio della capogruppo Atlantia a 5,8 miliardi (pari a una valutazione dell’intera società di 6,5 miliardi). Su questa base Equita calcola una valutazione di Aspi compresa tra i 6,1 e gli 8,9 miliardi che corrisponde a un valore implicito di Atlantia compreso tra i 15,5 e i 18,5 euro per azione (rispetto ai 13,74 euro di chiusura di ieri).

«Ad essere soddisfatti sono solo i Benetton. Non ha vinto lo Stato, non ha vinto l’interesse pubblico, ha vinto la nazionalizzazione» ha commentato Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia secondo cui «c’è ben poco da esultare visto che l’ingresso della Cdp in Autostrade costerà allo Stato tra i 3 e i 4 miliardi». La Lega, in una mozione depositata in Senato, chiede che «l’entrata dello Stato in Autostrade non sia un regalo ai Benetton né che a pagarne il conto siano gli italiani».

Di parere diametralmente opposto Stefano Buffagni, viceministro allo Sviluppo economico, che sottolinea come «Atlantia non prenderà un soldo pubblico». L’ingresso della Cdp, stando a quanto riportato dal viceministro, potrebbe avvenire anche attraverso la conversione dei crediti vantati dalla stessa Cdp in Aspi in capitale. Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, evidenzia poi come «dal punto di vista industriale l’operazione sia fondamentale per il nostro Paese».

E c’è già chi guarda oltre. Per Paola De Micheli, ministro dei Trasporti, «l’accordo con Aspi è solo il primo di una serie che riguarderà tutte le concessioni come previsto dal programma di governo».

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