Azzolina in tour nelle scuole tra gaffe e contestazioni

Il ministro in Lombardia al tavolo per la riapertura. Lezioni sotto i tendoni e mancano i banchi monoposto

Sceglie la via più facile il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, «in tour» per partecipare ai tavoli tecnici regionali sull’organizzazione per la riapertura delle scuole. Dopo il Piemonte e Torino, ieri la passerella del ministro ha toccato Milano e la Lombardia. Alle 8.30 il ministro ha visitato l’istituto comprensivo Riccardo Massa di via Quarenghi al Qt8, dove «tutto è pronto per la riapertura il 14 settembre» accolta dalle contestazioni del Comitato priorità alla scuola, di insegnanti e della rete studentesca. Qui il dirigente scolastico ha mostrato alcune aule predisposte in base alle linee guida del ministero, allestendo addirittura tavolini e sedie da campeggio protette da teloni «per fare lezione all’aperto fino a ottobre», come ha annunciato ottimisticamente. E il liceo sotto un tendone la dice lunga sulle condizioni in cui si trovano a lavorare i dirigenti scolastici abbandonati a loro stessi da un ministero che ha dato linee guida piuttosto generiche, scaricando le responsabilità sulle regioni in primis, e, con il trabocchetto dell’autonomia scolastica, sui presidi. E se in Lombardia, viene da dire, ci si attrezza con i tavolini da campeggio, fin dove può spingersi l’invettiva dei dirigenti delle scuole da frontiera lasciati soli a gestire una ripartenza mai vista prima?

Così se la Lombardia sta facendo di tutto per mettere le scuole in condizioni di riaprire il 14 settembre (e il 1 settembre per i corsi di recupero), il merito non può essere del ministro che si compiace per «lo spirito di grande collaborazione tra ufficio scolastico ed enti locali e che apprezzo molto». «E se ce la fa la Lombardia ce la fanno tutti» ha aggiunto, «perché la Lombardia ha vissuto momenti difficilissimi» una frase più che mai infelice. Una gaffe che si completa con «ci sono altre scuole un po’ più in difficoltà. Sarà nostro compito accompagnarle una per una finché tutti quanti tornino a scuola». Viene da chiedersi come.

Così «chi fa da sé fa per tre», ha insegnato la Lombardia durante l’emergenza sanitaria, arrangiandosi nel reperire dispositivi, finanziamenti e macchinari che da Roma non sono mai arrivati. Stesso discorso vale ora per le scuole. Perché se le regioni fanno tutto quanto in loro potere per arrivare preparate allo squillare della campanella, così non sembra fare il ministro che non ha ancora predisposto un concorso per il reperimento dei docenti necessari in ordinario, e ancora di più quest’anno, delle graduatorie per i supplenti, del reperimento di un numero sufficiente di educatori per le materne, né predisposto l’acquisto dei banchi monoposto (costo: 300 euro l’uno). «Dei mono banchi se ne sta occupando il commissario Domenico Arcuri e la gara partirà molto, molto presto». Senza sapere quantificare, allo stesso tempo «il numero dei banchi che serviranno, in quanto sono ancora in corso le rilevazioni». Tocca all’assessore lombardo all’Istruzione Melania Rizzoli riportare Azzolina alla realtà: «A soli 50 giorni dal ritorno a scuola ancora non abbiamo un quadro chiaro della situazione. Noto con dispiacere l’estremo ritardo accumulato che difficilmente consentirà una ripresa ordinata della vita scolastica». I punti più dolenti le graduatorie, per i docenti con titolo e per le supplenze, ma «mancano anche dirigenti scolastici».

«Sull’assegnazione delle supplenze qualcuno vuole far credere che daremo le cattedre a chi non sa insegnare e non ha titolo a farlo – replica il ministro sulla proposta di assegnare quelle di secondo livello agli studenti di scienze della formazione – stiamo facendo il contrario. Parliamo di giovani preparati, perché già in possesso delle competenze derivanti dallo svolgimento del tirocinio».


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