Azzolina sulle nuvole: “Sanati 20 anni di ritardi”

Il ministro sparge ottimismo. Critiche dal centrodestra su banchi, docenti e disabili

Ventiquattro ore alla riapertura, e tante, troppe incognite. Il premier Giuseppe Conte, che oggi a mezzogiorno rivolgerà un videomessaggio indirizzato a studenti, genitori e insegnanti, lo ribattezza «l’anno scolastico dell’emergenza sanitaria, ma deve essere anche l’anno dell’inclusione, del contrasto al bullismo». Per la ministra Azzolina è «un anno straordinario, perché siamo in pandemia». E al Corriere.it alla vigilia della ripartenza, la titolare del Miur rivendica che la «scuola ha fatto in pochi mesi quanto non fatto in 20 anni. Sono state date risorse a scuole per acquistare quello che mancava. Abbiamo stabilito linee guida e abbiamo fatto formazione». Prevedibili focolai, conseguenti quarantene e dunque anche il ricorso, ancora, alla didattica a distanza: «Ritengo che – precisa – che debba essere usata solo nelle scuola secondaria nelle altre è importante garantire la presenza in classe. Nulla vieta nel momento in cui ci sono attrezzature a scuole di videocollegarsi anche a chi ha un banale raffreddore. Più la scuola è inclusiva e meglio è. Da parte personale c’è tutta la buona volontà». Sulle mascherine, «se c’è il metro di distanza, lo studente può abbassarla». E poi la risposta a quanti in questo momento evocano il caos: «In 6 mesi dovevamo chiudere l’anno scolastico precedente. Lo so che stiamo chiedendo sacrifici, serve equilibrio tra tornare a scuola e tutto il resto, impossibile pensare che tutto resti come prima. Tutti noi dovremo rinunciare a qualcosa, non facciamo l’errore di pensare che la scuola negli anni passati fosse perfetta. Non sarà tutto come prima, questo è un anno straordinario. Siamo in pandemia, un miliardo di studenti nel mondo è ancora a casa».

L’opposizione attacca sulle criticità diffuse sollevate dai presidi a poche ore dalla campanella: «Nella sola Lombardia ci sono ancora trentamila cattedre scoperte, ma dappertutto arrivano segnalazioni allarmate per la mancanza di banchi, aule e insegnanti, a partire da quelli di sostegno. Avremo dunque riaperture parziali, con orario ridotto e senza neppure didattica a distanza – prevede l’azzurra Anna Maria Bernini – È il trionfo dell’improvvisazione e dell’incertezza che ricadranno sulle spalle delle famiglie. Conte, smentito perfino dalla preside di suo figlio, e la ministra Azzolina tornino con i piedi per terra e almeno accolgano l’offerta di collaborazione del cardinale Bassetti, che mette a disposizione gli spazi delle paritarie».

E poi c’è la questione banchi, i cui contratti di fornitura del bando Arcuri aggiudicato lo scorso 12 agosto e modificati in corso d’opera non sono ancora stati pubblicati. La Lega denuncia ancora «troppi punti oscuri. Perché non sono stati resi pubblicamente noti tutti gli operatori economici incaricati – anche in esito alla procedura ristretta – della fornitura dei banchi? A quanto ammontano le singole commesse? Quanti banchi sono stati complessivamente oggetto di queste forniture? Abbiamo presentato in proposito una seconda interrogazione – dicono i deputati del Carroccio in commissione Finanze – La Lega vuole chiarezza e vuole capire se presidi, insegnanti e famiglie sono stati presi in giro anche sulle date delle consegne dei banchi». Il leader Matteo Salvini invece vuole «mandare a casa Azzolina. Ci sono 259mila bimbi con disabilità che vorrebbero ricominciare e un ministro che non lo garantisce è un ministro che prima va a casa e meglio è per la scuola italiana. Finché non mandiamo a casa il ministro Azzolina, che è una calamità naturale per la scuola, non mi fermo». Proprio la Lega sino a domani sarà nelle piazze per una raccolta di firme contro la Azzolina.

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