Azzolina sulle nuvole “Tutto sotto controllo”. Ma una scuola su 4 è a rischio chiusura

A due giorni dal via è ancora confusione totale sulle modalità per la riapertura

Chat di classe in fibrillazione, mille interrogativi su come ripartirà la scuola, sulle cattedre vuote, sui supplenti che non ci sono, su distanziamento, mascherine e banchi monoposto. Mancano solo due giorni al via, ma i dubbi restano e le polemiche non si placano. «Una scuola su quattro presenta criticità per l’inizio dell’anno scolastico e non riaprirà regolarmente. Ed è una percentuale sottostimata», denuncia Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola. E in Lombardia, ipotizza invece la Cgil, lunedì mancheranno nelle classi 30mila docenti.
Anche se per il ministro Lucia Azzolina «è tutto sotto controllo», si discute ancora sulla misurazione della febbre. È stato deciso che il compito spetta ai genitori, prima di uscire di casa. Ma non tutti sono d’accordo. Neanche il virologo Andrea Crisanti: «Non è un approccio che porta alla chiarezza. Si sarebbe dovuto misurare la temperatura a scuola con sistemi automatici e efficienti che adesso sono disponibili». C’è chi lo ha fatto, come il Piemonte. La Regione ha ordinato a tutti gli istituti di misurare la febbre agli studenti e per questo adesso è nel mirino della Azzolina, che pensa di impugnare il provvedimento. «Il Cts – dice il ministro – ha detto chiaramente che la misurazione va fatta a casa. Sono le regole nazionali». Ma il governatore Alberto Cirio insiste: «Noi abbiamo lavorato chiedendo che lo Stato misurasse la febbre. Lo Stato ha ordinato alle aziende, anche pubbliche, di misurarla ai dipendenti. E dove invece comanda lui, cioè a scuola, non la misura? Non ha senso, la deve misurare lo Stato». Anche per il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, la misurazione della febbre a casa è «ridicola». Tanto da aver fatto un bando per dare alle scuole un contributo di tremila euro per un termoscanner, chiesto dal 90 per cento degli istituti.
Polemiche a parte, lunedì gli studenti si presenteranno a scuola (dopo aver usato il termometro a casa) secondo le modalità indicate da ciascun istituto: ingressi diversificati, orari scaglionati, percorsi obbligati, doppi turni, metà didattica in presenza e metà on line. Un vero rompicapo per i genitori, in particolare per quelli con più figli. Dovranno indossare la propria mascherina, almeno finché non gliene verrà consegnata una dalla scuola. Il ministero ha chiarito che le protezioni individuali verranno fornite anche a tutti i ragazzi e che la distribuzione avverrà con cadenza settimanale o bisettimanale, in relazione al numero di alunni e del personale. Nelle scuole dove sono già stati consegnati i banchi monoposto o dove comunque è garantita la distanza minima, la mascherina andrà tenuta soltanto negli spostamenti, per arrivare in classe, per andare in bagno o a mensa, al posto si potrà togliere. Nelle aule dove la distanza minima non potrà essere garantita, sarà necessario coprire bocca e naso anche durante le lezioni. Dovranno essere garantiti anche periodici e frequenti cambi d’aria, insieme con le consuete norme igieniche. Le scuole dovranno registrare eventuali contatti avuti tra gli alunni e con il personale di classi diverse da quelle di appartenenza. Nel caso un alunno manifesti i sintomi a scuola verrà isolato in un’apposita area e allertati i genitori. Saranno loro a contattare il medico di famiglia che deciderà se fare il tampone. Se il test è positivo partirà il tracciamento e scatterà la quarantena per i contatti.

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