Boccia sposta Natale “Gesù può nascere due ore in anticipo”. E Milano resta rossa

Vertice governo-Regioni: nessuna concessione. E per la Lombardia niente zona arancione

Il virus costringe pure Gesù Bambino ad anticipare i tempi. E la tradizionale messa di mezzanotte potrebbe adattarsi ai ritmi della pandemia. Nessuna deroga. Anzi: «Seguire la messa due ore prima – spiega il ministro Francesco Boccia – o far nascere Gesù due ore prima non è un’eresia». Il titolare degli Affari regionali parla alla platea dei governatori nel corso della Conferenza Stato-Regioni: tutti aspettavano una deroga notturna alle ferree leggi del coprifuoco, ma la linea del governo è un’altra. Senza sconti: «Eresia – aggiunge Boccia – è non accorgersi dei malati, delle difficoltà dei medici, della gente che soffre. Questa è eresia, e lo dico da cattolico, non facciamo i sepolcri imbiancati».

Si discute di tanti temi, Roma raccoglie le voci del Paese, ma detta pure la strategia. «Il Natale – chiarisce Boccia – non si fa con il cronometro ma è un atto di fede». Insomma, la giornata della vigilia sarà probabilmente meno lunga. E viene prorogato fino al 3 dicembre l’allarme rosso per la Lombardia. A Milano davano per scontata l’uscita dalla fascia più dura, appunto quella rossa, nelle prossime ore. Ma l’esecutivo vuole mantenere le restrizioni per una settimana in più. Il governatore Attilio Fontana non la prende bene: «La Lombardia è da due settimane pienamente nei parametri previsti per il passaggio in zona arancione. Ho fatto presente al governo che, così come si applicano automatismi in senso negativo, gli stessi devono essere attuati quando la situazione migliora. Questa scelta è incomprensibile». In serata la precisazione di Speranza: il dialogo continua.

La riunione è una tappa di avvicinamento al nuovo Dpcm, previsto per la prossima settimana. Ma è anche un’occasione di scontro fra i contendenti. Il governo, soprattutto per opera del ministro Lucia Azzolina, vorrebbe riaprire le scuole dal 9 dicembre, sia pure gradualmente. Ma le Regioni non gradiscono. «Tutte le Regioni – spiega il presidente della Liguria Giovanni Toti – hanno unanimemente ritenuto di dire al governo che si tratta di una mossa inopportuna». Sul calendario c’è una data: «Sarebbe più opportuno procrastinare la riapertura al 7 gennaio». Correre non sarebbe realistico ed esporrebbe il Paese ad ulteriori rischi. Chissà cosa deciderà Palazzo Chigi.

Su altri dossier è lo stesso esecutivo a frenare: «Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali riapriranno – spiega Boccia – quando l’epidemia si sarà raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo. I ristori saranno garantiti per tutte le attività che non potranno aprire». Boccia cerca insomma di venire incontro alle richieste economiche che salgono dal territorio in crisi. Ma l’idea di fondo è fin troppo chiara: «Dobbiamo chiudere questa seconda ondata evitando la terza e mantenendo la convivenza con il virus con il massimo della sicurezza». Se la neve sarà off limits allora – è il ragionamento delle Regioni – tanto vale sigillare le frontiere per bloccare la concorrenza straniera.

Equilibri precari, dunque, mentre il governo, come anticipato dal Giornale, vuole cambiare l’algoritmo e ridurre a due i colori del semaforo, cancellando l’arancione. «È necessario fare ancora sacrifici, non possiamo abbassare la guardia – afferma il premier Giuseppe Conte al Tg5 – sarà un Natale diverso, ma non possiamo ritrovarci con un alto numero di contagi. Domani (oggi, ndr) – è la previsione ottimistica – è una giornata importante: mi aspetto che l’Rt arrivi a 1. Sarebbe un segnale importante».

Si attendono altri dati e numeri. Ma Gesù potrebbe venire al mondo con il coprifuoco. E nelle case troverà tavolate corte rispetto al passato: forse 6, massimo 10 persone. Anche perché gli spostamenti potrebbero avvenire col contagocce. Solo fra le regioni gialle o (per Speranza) nemmeno tra quelle.

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