Bonus, Tridico balbetta Il centrodestra duro: “Ora deve dimettersi”

Il presidente Inps prende tempo sui nomi dei furbetti e non spiega la fuga di notizie

Doveva essere il giorno della verità di Pasquale Tridico, si è trasformato in un paio d’ore di opacità e balbetti imbarazzati. Il più clamoroso nel finale, quando il deputato di Fdi Walter Rizzetto, il più tenace nell’incalzare il presidente dell’Inps, rompe il placido ordine degli interventi senza replica che avrebbero garantito a Tridico di cavarsela senza rispondere alle domande più scomode. Rizzetto elenca le risposte che l’economista di fede grillina ha completamente dribblato e la presidente della commissione Lavoro della Camera, appositamente riunita alla vigilia di Ferragosto per chiarire il caso degli onorevoli accattoni, cerca di arginarlo. All’improvviso però, Debora Serracchiani emerge dagli imbarazzi tecnologici per il collegamento in videoconferenza e ha un sussulto quando scorge l’occasione di una piccola vendetta sull’ex compagno di partito Ettore Rosato passato a Italia viva (un classico della perfidia a sinistra): «Lei non ha risposto riguardo alla telefonata di un capogruppo della Camera cui avrebbe dato informazioni sui deputati che hanno preso i 600 euro». Tridico scivola sulle parole, balbetta e si chiude in una totale omertà, incredibile vista la sede e i ruoli delle persone coinvolte: «Non credo riguardi la commissione, è un fatto personale».

Ed è la risposta più sincera e diretta dell’intera audizione. Tutto il resto è un gonfiare il petto d’indignazione respingendo ogni accusa di aver montato il caso ad arte: «Non ho rivelato io le informazioni né direttamente né indirettamente», senza però sciogliere nessuno dei nodi: come mai l’Inps si sia prestato a una specifica ricerca su bonus Covid percepito da politici e come mai i dati ottenuti, anziché essere usati per recuperare eventuali bonus erogati indebitamente, siano serviti a creare un scandalo agostano in un momento politicamente opportuno.

Del resto, i deputati grillini fanno quadrato intorno a Tridico e le lodi all’azione della sezione Antifrode dell’Inps che ha raccolto i dati di deputati e consiglieri regionali e comunali, chiariscono un punto politico importante: per il M5s va bene così. Piegare un ente come l’Inps a esigenze di parte, saltare qualunque procedura, ignorare ogni esigenza di privacy non è un problema se serve a fare giustizia sommaria contro eventuali «furbetti», soprattutto se membri della casta. Tridico, un docente universitario, rafforza il concetto con una metafora molto in voga al bar: «Vanno bene se lo fanno Google e Amazon e ci si scandalizza se è un ente pubblico a raccogliere dati?». Stranamente, a scandalo già scoppiato, il presidente dell’Inps riscopre le esigenze di privacy, al punto che rifiuta di confermare i nomi dei deputati chiesti dalla Commissione in attesa «di un approfondimento del parare del Garante». Il quale ha già dato via libera ma, a nomi già finiti sui giornali, Tridico ha chiesto ulteriori valutazioni.

Le opposizioni vanno alla carica. Rizzetto, insieme all’azzurro Zangrillo, anticipano la richiesta di dimissioni di Trdico poi confermata dai vertici dell’intero centrodestra: «Non ha risposto alle domande». Nella maggioranza l’M5s lo esalta («ha fatto un lavoro enorme») e gli tributa «fiducia» e «ringraziamento», assorda il silenzio totale di Pd e renziani. Coscienti, forse, che un dossieraggio come quello maturato all’interno dell’Inps è una minacciosa arma impropria. Chi dice che domani non sarà puntata contro la sinistra?


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