Bradbury 100 anni dai marziani a Fahrenheit 451

 Oltre e più che per i suoi racconti di fantascienza, le sue celebri ”Cronache marziane” che attirano sempre lettori, a cominciare da Jorge Louis Borges, con le loro atmosfere poco fantascientifiche, è per lo straordinario successo del romanzo ”Fahrenheit 451” se oggi ricordiamo Ray Bradbury, che avrebbe compito cento anni il 22 agosto, essendo nato nel 1920 nell’Illinois figlio un operaio e una svedese amante del cinema, che gli dà come secondo nome Douglas, in onore di Douglas Fairbanks.
    Quel romanzo del 1953, che è una prova della sua passione per la lettura e un atto d’amore per i libri e la letteratura, ambientato in una società del futuro e totalitaria in cui la cultura e la lettura vengono proibite, sembra diventare per certi versi sempre più attuale, e comunque ci parla e coinvolge attraverso l’avventura del pompiere al contrario Guy Montag.
    Bradbury va giovanissimo con la famiglia a vivere a Los Angeles vicino agli studi Fox e Mgm dove si appassiona al cinema, al racconto di una storia, alla sua presentazione in un trailer, interessi che vanno a coincidere con la sua dedizione alla lettura e l’ammirazione in specie per i racconti paurosi di Edgar Allan Poe e poi per le avventure degli eroi di Jules Verne e infine per Edgar Rice Burroughs, l’autore di ”Tarzan” ma soprattutto di una decina di romanzi che lo affascineranno e formano il cosiddetto ”Ciclo di Marte” con le avventure su quel pianeta del capitano John Carter. Comincia anche a scrivere sin da giovanissimo, principalmente storie horror e riesce a pubblicare a 26 anni la raccolta ”La scampagnata da un milione di anni”. Grazie anche a questo, nel 1947 sposa Marguerite McClure (da cui avrà quattro figlie), mentre nel 1950 decide di raccogliere le sue ”Cronache marziane” in un volume, che lo porta al successo a soli trent’anni.
    Più che fantascienza, le ”Cronache” sono una serie di favole distopiche che vanno a formare un romanzo-arazzo ambientato su un Marte con ossigeno e, pur con un caldo torrido e i mari essiccati, molto simile al Midwest americano, tanto che tra i suoi modelli vi sono evidenti, più dei classici fantascientifici, i racconti di ”Winesburg, Ohio” di Sherwood Anderson con quei personaggi che passano la loro vita nella penombra delle verande delle proprie casette, osservando quel che passa loro davanti. Marte di Bradbury è un pianeta depresso con una coppia marziana che sin dall’inizio si misura con la noia del matrimonio e delle giornate tutte eguali. E il tutto, con lo sterminio dei marziani dalla pelle ramata come indiani, rimanda alla colonizzazione dell’America.
    Autore prolifico, Bradbury ha scritto molti romanzi, a tema generalmente fantastico e inquietante, tanti racconti, ha lavorato per il cinema, per esempio ha sceneggiato ”Moby Dick” per John Huston, ma è ”Fahrenheit 451” (la temperatura cui dovrebbe bruciare la carta) che dalla sua uscita nel 1953 torna sempre, con mille ristampe e riletture, col film di Francois Truffaut nel 1966 e quello di Ramin Bahrani del 2018, con vari adattamenti teatrali, compresa la riduzione fatta dallo stesso autore, con la curiosa lotta per non farlo uscire in ebook, fino a quando cede nel 2011. Vi si narra di un mondo in cui i libri sono considerati pericolosi e tutti distrutti proibendo la lettura, forse su echi dei roghi nazisti e i timori per le persecuzioni maccartiste di quegli anni. In quella realtà si forma un gruppo di ribelli che si nascondono in un bosco per imparare a memoria i libri per poterli un giorno tramandare.
    Eroe del romanzo è Guy Montag del corpo dei pompieri che non spengono incendi ma li vanno appiccando a libri e biblioteche, il quale, incuriosito, comincia a salvarne qualcuno e leggerlo.
    Il tutto raccontato in modo serrato e incisivo, senza un filo di retorica, nel comporre un implacabile ritratto dell’inferno di una società conformista, e con bei colpi di scena, quando il Segugio meccanico ringhia a Montag e quando questi parte per una missione distruttiva e scopre che l’allarme riguarda casa sua, sino all’apocalittico e catartico finale.
    Bradbury, che scrive e pubblica sino all’ultimo, completando ”Ora e per sempre” che uscirà postumo, muore a 91 anni il 5 giugno 2012. Un mese dopo la sua scomparsa, il 6 agosto atterrò su Marte il rover robot Curiosity e gli scienziati della Nasa del progetto Mars Science Laboratory decisero di chiamare Bradbury Landing l’area marziana dell’atterraggio. (ANSA).
   


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