Buio, un thriller su abusi e rinascita

Confinamento obbligato dentro casa (anche se causato dalle bugie di un padre padrone), paura del mondo esterno, voglia di libertà e di rinascita. Non potrebbero essere più attuali i temi di Buio, il thriller psicologico/opera prima di Emanuela Rossi. Il film, prodotto e distribuito da Courier Film con la consulenza di Antonio Carloni, era in anteprima ad Alice nella città – Panorama Italia, dove ha vinto il Premio Raffaella Fioretta per il Cinema Italiano e debutta il 7 maggio in direct to video grazie al coinvolgimento degli Esercenti Cinematografici (finora hanno aderito più di 80 sale in tutta Italia), che potranno invitare il pubblico al noleggio in Vod attraverso le proprie mailing list con link personalizzati per ciascun cinema. Sempre il 7 maggio alle 21.00 Buio sarà presentato dalla regista in anteprima su MYmovies per un numero limitato di persone.

Protagoniste della storia sono tre sorelle, la 17enne Stella (Denise Tantucci, che vedremo anche nel nuovo film di Nanni Moretti, Tre piani), e le due più piccole Luce (Gaia Bocci) e Aria (Olimpia Tosatto) rinchiuse da anni in casa, da un padre orco (Valerio Binasco), con più di un segreto, l’unico a cui è consentito uscire, facendo credere alla figlie che nel mondo sia avvenuta una sorta di apocalisse che mette a rischio le loro vite. Quando l’uomo una sera, non torna, Stella decide di uscire per andare a cercare da mangiare e riscopre una realtà che la porta a reagire. Un racconto di abuso e rinascita, che unisce thriller, genere apocalittico e qualche pennellata di horror, nel quale la regista conferma la sua capacità (già dimostrata nella serie Non uccidere) di mantenere una tensione costante, dando spazio anche a un ritratto approfondito, fra luci e tante ombre, dei personaggi.

Le giovani interpreti, tutte straordinarie, si sono preparate con un lungo periodo di prove: “Sia Gaia che ha 16 anni sia Olimpia, che ne ha 5-6, sono esordienti, quindi era ancora più importante costruire un percorso guidato, vista la delicatezza del tema” aveva spiegato all’ANSA Denise Tantucci (Braccialetti rossi, Sirene) alla Festa di Roma -. Poi io ho parlato anche con alcune persone che hanno subito abusi simili e ho visto diversi film, a partire da Room. Ha aiutato anche che Emanuela avesse una visione ferrea per raccontare una storia cosi’ difficile”. Il film “racconta una storia d’emancipazione in un contesto che prova in ogni modo a schiacciarti”. Il suo personaggio, Stella, “fa un po’ da mamma delle altre due sorelline – spiega -. E’ sia vittima che carnefice, ma è anche un’adolescente alla scoperta di se’. C’è la dinamica di una figlia ribelle, di una moglie sottomessa, di una complice di un delitto impronunciabile… Interpretarlo è stato difficile, ma e’ stato come recitare tanti ruoli diversi e per un attore è molto stimolante”. Durante i dialoghi con persone che hanno subito abusi in situazioni famigliari, “mi ha colpito come, in presenza di altre sorelle o fratelli, dalla vittima venisse fuori un forte sentimento di protezione. Pensano solo alla difesa di chi hanno accanto. Viene fuori più un sentimento materno di sacrificio che di sopravvivenza”.


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