Calcio, dalla Germania alla Norvegia: quelli che ripartono

ROMA – Pronti, ripartenza, via. Il calcio europeo è pronto a schierarsi nuovamente in forze, dopo due mesi di stop forzato. Se si eccettua la Bielorussia, che non si è mai fermata perché, a detta del presidente Aleksandr Lukashenko, il coronavirus si sarebbe potuto sconfiggere con sauna e tanta vodka, il pallone nel Vecchio continente si è messo in stand-by nella settimana dal 9 al 15 marzo: gli ultimi ad arrendersi erano stati Russia, Serbia e Turchia, in campo un week-end in più degli altri prima di alzare bandiera bianca davanti al Covid-19.

Far Oer apripista
Ora però si riparte: a battere tutti sul tempo sono state le Isole Far Oer, che hanno inaugurato la nuova stagione nello scorso week-end. Ma nell’arcipelago l’emergenza non è mai stata realmente tale, con il totale di contagiati che non ha raggiunto i 200 abitanti e neanche un morto.

Riecco la Bundesliga
In questo fine settimana tocca alla Germania: Angela Merkel ha dato il via libera e la Bundesliga torna in campo con subito un derby sentitissimo, quello della Ruhr tra Borussia Dortmund e Schalke 04. Anche se il Westfalenstadion senza il muro giallo dei tifosi di casa farà un po’ tristezza. Al campionato tedesco mancano nove giornate per chiudersi: se non ci saranno ulteriori stop, si chiuderà entro il 30 giugno. Dopo la Germania, toccherà all’Ungheria (23 maggio), alla Polonia (26) e a Croazia, Israele e Serbia nell’ultimo week-end di maggio.

Chi deve aspettare giugno
Non sono ancora pronte a ripartire la maggior parte delle leghe europee: se Bulgaria (5 giugno), Turchia (12) e Norvegia (16) hanno già stabilito la data del ritorno in campo, negli altri Paesi si propone, si discute, si litiga calendario alla mano e non si è ancora deciso se e quando ricominciare. In Austria, Danimarca e Portogallo si potrebbe tornare a giocare tra la fine di maggio e i primi di giugno, mentre la Spagna, una delle aree più colpite dal coronavirus, potrebbe ripartire il 20 giugno. Almeno stando a sentire Javier Aguirre, allenatore del Leganes. I vertici della Liga hanno già smentito, e comunque si spinge per tornare a giocare il week-end precedente. Ma bisognerà vedere cosa ne pensa il governo Sanchez. Tempi lunghi e ancora incerti anche in Grecia, Svizzera e Russia.

Il caos Premier
Molto nebulosa la situazione in Premier League: nel Regno Unito l’impatto del virus è stato particolarmente incisivo, con il primato europeo di morti (più di 30 mila) e anche il premier Boris Johnson contagiato. Proprio BoJo, nell’ultimo messaggio alla nazione, ha detto sì al ritorno allo sport, ma solo tra conviventi. E il Brighton ha annunciato la positività di tre giocatori della prima squadra. La Premier potrebbe ricominciare solo a fine giugno, ma la decisione deve arrivare in fretta: l’Uefa vuole una risposta entro la fine di maggio sui piani delle leghe nazionali.

Quelli che hanno detto basta
E poi ci sono quelli che hanno deciso di non attendere e hanno dichiarato chiusa la stagione. A fare più rumore è stato lo stop della Ligue 1 francese: titolo assegnato al Psg, che aveva 12 punti di vantaggio (e una partita da recuperare) sul Marsiglia dopo 28 giornate. Prima ancora era arrivato l’annuncio dell’Olanda: niente sport fino all’1 settembre, Eredivisie interrotta dopo 26 giornate e titolo di campione nazionale non assegnato. In testa c’erano a pari punti Ajax e Az Alkmaar, ma saranno i lancieri ad accedere ai play-off della prossima Champions, mentre l’Az dovrà partire dal secondo turno preliminare. In Belgio si attende solo l’ufficializzazione, che arriverà venerdì: la Pro League è considerata conclusa, il titolo andrà al Bruges capolista anche se lì il campionato si decide ai play-off, a cui partecipano le prime sei classificate.

Le date del ritorno in campo
16 maggio: Germania
23 maggio: Ungheria
26 maggio: Polonia
30 maggio: Croazia, Israele, Serbia
5 giugno: Bulgaria
12 giugno: Turchia
16 giugno: Norvegia



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