Cartabia, anche alla Consulta udienze via pc ma solo finché dura la stretta del coronavirus

Udienze avanti tutta alla Consulta, anche via computer, nonostante il Coronavirus. Stop, dunque, a qualsiasi richiesta di rinvio. Gli avvocati dovranno farsene una ragione, anche alla Corte costituzionale la giustizia non si ferma, va avanti, con le udienze che, con un’espressione poco popolare, vengono definite “da remoto”, cioè con le parti collegate in video. Proprio quello che sta avvenendo nei tribunali per i processi civili e penali. E che l’Unione delle camere penali sta duramente contestando, tant’è che ha richiesto l’intervento del Garante della Privacy Antonello Soro. Il quale, a sua volta, ha chiesto chiarimenti al Guardasigilli Alfonso Bonafede. Una polemica che s’infiamma anche alla Camera dov’è in fase di approvazione il decreto Cura Italia, che contiene un emendamento del governo proprio sulle udienze “da remoto” giustificandole fino al 30 giugno. 
 

Ma qui siamo alla Consulta. Dove la presidente Marta Cartabia, nonostante la febbre dovuta al contagio dal coronavirus che l’ha colpita ormai tre settimane fa, continua a lavorare e a far lavorare tutta la macchina della giustizia costituzionale. Il suo stato di salute è decisamente migliorato, ma Cartabia lavora ancora da casa. E oggi ha messo mano al decreto che impegna il suo ufficio a proseguire con regolarità l’attività. Ovviamente con una eccezione, qualora dovessero esserci cause di natura del tutto eccezionale da trattare, va da sé che, rispettando le regole sul distanziamento, esse saranno svolte in presenza di tutti i partecipanti. Ma, d’altro canto, imporre la stessa regola per tutte le cause vorrebbe dire di fatto paralizzare la Consulta. Cosa che, secondo Cartabia, è del tutto inaccettabile. 
 

Ma ecco il passaggio del decreto che, per prima cosa, stabilisce l’eccezione, cioè le cause che, per la loro  importanza strategica, saranno comunque fatte in modo tradizionale: le modalità da remoto “non si applicano ai casi di eccezionale gravità e urgenza per i quali la presidente, sentito il collegio, ravvisi la necessità di trattazione immediata in udienza pubblica, da svolgersi secondo modalità che rispettino le esigenze di sicurezza e di prevenzione”.
 
Sgombrato il campo, appunto, dall’eccezionalità, come potrebbe essere, tanto per fare un esempio, un conflitto tra Stato e Regioni proprio sul coronavirus, ecco cosa stabilisce Cartabia nel decreto per le cause ordinarie: “La partecipazione dei giudici alle camere di consiglio e alle udienze pubbliche può avvenire anche mediante collegamenti da remoto e il luogo da cui essi si collegano è considerato camera di consiglio o aula di udienza a tutti gli effetti di legge. La modalità di collegamento da remoto può essere adottata per ogni altra riunione della Corte e dei suoi giudici o organi interni”.
 
Si tratta, com’è ovvio, di un’affermazione molto rilevante. Che, per dirla semplicemente, taglia la testa a tutte le polemiche di questi giorni, comprese quelle degli avvocati, e consente alla giustizia di fare il suo corso, e di non bloccarsi, nella fase dominante del virus. Del tutto indirettamente, Cartabia si trova sulle stesse posizioni del Guardasigilli Alfonso Bonafede: solo per la fase dell’emergenza, e nel nostro caso fino al 30 giugno, le udienze civili e penali poteranno svolgersi anche via pc. Nel dopo emergenza tutto tornerà alla regolarità. Quindi le ironie – ad esempio quelle del responsabile Giustizia di Forza Italia Enrico Costa – sui giudici “in pantofole, in vestaglia, nella camera da letto, nel salotto di casa” eccetera, non sono giustificate. 
 
Ma torniamo alla Consulta che stabilisce anche le regole da seguire. Saranno le seguenti: “Le cause fissate per la discussione in udienza pubblica sono decise sulla base degli atti depositati e di brevi note aggiuntive, a meno che una delle parti ne chieda la discussione orale, che in tal caso si svolgerà con collegamento da remoto, secondo le modalità operative comunicate alle parti. Il decreto precisa i termini entro i quali può essere chiesta la discussione da remoto o possono essere depositate brevi note aggiuntive”. È evidente che la frase chiave – “a meno che una delle parti ne chieda la discussione orale, che in tal caso si svolgerà con collegamento da remoto” – pone le premesse per indicare agli avvocati la via da seguire, stop a richieste di rinvio, le cause si celebrano “da remoto”.  
 

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