Cartellino giallo a Conte Il Pd adesso gli impone la “tabella di marcia”

L’affondo di Orlando sul Recovery Plan: “Il premier deve coordinare, governo debole”

Chiuso nel suo studio a Palazzo Chigi, il premier Conte partecipa via Skype al meeting del G20 che segna il passaggio di consegne della presidenza dall’Arabia Saudita all’Italia. Già si vede alla guida del prossimo appuntamento, nell’autunno 2021, e si slancia in solenni promesse e in alti proclami: «L’Italia è pronta a fare la sua parte», assicura, attraverso una leadership (la sua, e quella di Rocco Casalino) «inclusiva, efficace e ambiziosa». Il suo programma, annuncia, sarà fondato su «tre pilastri: persone, pianeta e prosperità». Manca la pace nel mondo e poi sembrerebbe il concorso di Miss Italia. In ogni caso, fa sapere Conte, da parte sua «saranno messe in atto tutte le misure necessarie per una ricostruzione quanto più solida ed efficace, promuovendo una società più equa, un pianeta più pulito e sano e un ambiente economico più prospero, per noi ma anche per i nostri figli». Vaste programme.

Nel frattempo, però, dovrà capire come – più modestamente – restare al timone del suo governo di qui ad un anno. Il clima interno resta incerto e malmostoso, a cominciare dalla maggioranza. Matteo Renzi chiede apertamente di «rafforzare la squadra di governo» dopo la legge di bilancio. Dal Pd si moltiplicano critiche e malumori e arriva a Conte un’ingiunzione esplicita a dotare l’esecutivo di una «tabella di marcia». Lo fa il vicesegretario dem Andrea Orlando, affrontando esplicitamente uno dei nodi che destano più preoccupazione: quello del Recovery Plan da presentare alla Ue e che dovrebbe spiegare quale sia la strategia italiana per la ricostruzione del paese e il rilancio della sua disastrata economia grazie ai fondi europei. «Se ci sono ritardi, spetta al presidente del Consiglio dettare la tabella di marcia: è sua la funzione di coordinamento». Poi Orlando insinua un dubbio: «Non credo che gli uffici dei ministeri (cui è delegata la messa a punto delle proposte per il piano, ndr) siano esattamente funzionali a un passaggio come quello che abbiamo di fronte». E prosegue con una punta di perfidia: «Non ho niente contro i giuristi (qualifica di cui proprio il premier si picca, ndr) ma non bastano. Per fare progetti che rilancino il paese servono anche economisti, ingegneri, figure che rendano più rapida la progettazione. Al momento non ci sono». Al ministro per gli Affari europei Amendola, che assicura che non ci saranno ritardi nella preparazione del piano e accusa i critici di voler «colpire» il governo, Orlando dà ragione, ma chiosa: «I soldi che arriveranno dalla Ue sono molti, e un governo debole ha più difficoltà a individuare le priorità, e ha la propensione ad usare le risorse per creare un clima meno acceso». Per questo serve «una definizione di chiari obiettivi» che per il momento, vista la «debolezza» del governo, manca. Rischiando di agevolare dunque gli «assalti alla diligenza». Il ministero del Tesoro assicura che il Recovery Plan italiano sarà pronto entro novembre, ma un esperto come Lorenzo Bini Smaghi, economista ed ex membro del board Bce, si mostra scettico: «Speriamo, anche se alla fine di novembre mancano solo dieci giorni. La preoccupazione nasce dal fatto che, al contrario di altri paesi, non sembra ci sia ancora stata una interlocuzione con le istituzioni europee». E spiega a Repubblica: «Il fattore chiave» per il successo del Recovery Plan «è proprio quello della governance, sulla quale però non si sa ancora molto sul lato italiano. Così si rischia di perdere il treno della ripresa». Ma le incertezze e i rinvii del governo, per il quale il Pd reclama la «tabella di marcia», sono su tutti i fronti. Il capogruppo dem Delrio ha denunciato come la manovra sia approdata in Parlamento con un mese di ritardo. La dem Enza Bruno Bossio attacca: «Conte indichi subito il commissario alla Sanità per la Calabria. Scelga chi vuole, ma lo faccia i fretta: non possiamo permetterci altri ritardi e un dibattito surreale e insopportabile».


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