Centrodestra: ci siamo in caso di crisi

Alleati in coro: “Non servono responsabili ma gente capace”

La maggioranza giallorossa continua a camminare sui fili dell’alta tensione. E il centrodestra osserva con attenzione una situazione sempre più incerta, puntando il dito contro un braccio di ferro che va in scena proprio nel momento in cui il governo si appresta a presentare la nuova bozza del Recovery Plan e ricerca faticosamente la soluzione al rebus scuola.

La domanda che si fanno i leader del centrodestra è quella di tutti: cosa accadrà il 7 gennaio? Matteo Renzi ritirerà davvero i suoi ministri aprendo la crisi? Nascerà un Conte Ter o si percorrerà un’altra via e la maggioranza punterà su un nuovo nome (ieri giravano i nomi di Marta Cartabia, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini)? «Quando apri il vaso di Pandora può succedere di tutto, noi siamo per le elezioni» dice Antonio Tajani. «Il nostro Paese non ha bisogno di responsabili» dice Sestino Giacomoni al Tg2. «Ha bisogno di persone competenti e capaci. Forza Italia punta a essere la forza trainante del centrodestra ed è per questo che presenteremo le nostre proposte per il piano vaccinale e per il Recovery plan, per salvare le imprese e i posti di lavoro».

Il piano sul Recovery a cui fa riferimento il parlamentare azzurro è già sul tavolo di Silvio Berlusconi. Il lavoro è stato coordinato da Giorgio Mulè che ha messo a sistema i contributi dei tre gruppi parlamentari (Camera, Senato e Parlamento europeo), quelli dei Dipartimenti, dei singoli parlamentari e le proposte provenienti dai territori. Un documento per la ripartenza nel segno di una riforma fiscale, giudiziaria e burocratica di stampo liberale e di una visione ambientale moderna e non ideologica.

L’atteggiamento di Fratelli d’Italia verso il governo non differisce di molto da quello di Forza Italia. «Sarebbe necessario avere un governo autorevole per affrontare le difficoltà sanitarie e la crisi economica, invece assistiamo a un balletto tra le forze di maggioranza fatto di ricatti e cialtronerie» dice il capogruppo di Fdi, Francesco Lollobrigida. «Il popolo italiano ha già sfiduciato Conte, ora facciamolo in Parlamento». Il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli fa sapere invece che «sono già state superate le 100mila firme sulla mozione di sfiducia al governo Conte. Una risposta popolare sorprendente che conferma la voglia degli italiani di mandare a casa un esecutivo inadeguato». E Matteo Salvini lancia 12 punti per rilanciare l’Italia in vista di un eventuale governo di centrodestra. Si va dalla sanità al fisco, poi le opere pubbliche, la scuola, l’ambiente, le pensioni, disabilità, tutela del made in Italy, sicurezza e immigrazione, giustizia e pubblica amministrazione, autonomia e poteri locali e infine Europa con la «revisione di trattati e vincoli europei che, seppur momentaneamente sospesi, torneranno in vigore danneggiando famiglie e imprese nel nome dei tagli e dell’austerità». Di certo dopo alcuni giorni spesi a passare al setaccio i gruppi parlamentari alla ricerca dei famosi «responsabili», la soluzione e il reclutamento inizialmente immaginato da Giuseppe Conte appare sfumato. Ieri anche l’azzurro Massimo Mallegni è intervenuto con toni secchi e perentori per smentire un suo appoggio all’operazione. «Per esser chiari: ero, sono e rimango accanto al presidente Berlusconi. Responsabilmente, di sicuro. E con assoluta e granitica convinzione».


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