Cervia. Donati al Comune 4 preziosi disegni su vetro eseguiti dal Maestro Aldo Ascione. Verranno esposte nelle sale del municipio.

Leggiamo dalla delibera della giunta comunale:

”Premesso che con nota P.G. n. 12338 del 27 febbraio 2017 è pervenuta da parte dei Signori Giorgio Montanari e Sergio Matteini, in nome e per conto dei soci della cooperativa Giacomo Matteotti di Cervia, e per rispettare la volontà del defunto socio Tommaso De Biase, la volontà di donare al Comune di Cervia, a titolo gratuito, 4 disegni su vetro, rappresentanti momenti di Cervia nel settecento eseguiti dal Maestro Aldo Ascione, affinché siano esposti nelle sale del Municipio di Cervia;

Evidenziato che i 4 disegni su vetro furono commissionati circa sessanta anni fa dagli iscritti al Partito social democratico italiano di Cervia al maestro Ascione e sono sempre rimasti nella sezione cervese di detto partito;

Dato atto che si tratta di donazione di modico valore ma di alto valore simbolico ed affettivo poiché sarà un modo per ricordare la figura di Aldo Ascione, un personaggio che ha avuto un ruolo di rilievo nella vita culturale cervese.

Aldo Ascione (soprannominato “E’ méstar”) era nato a Fiesole, in Toscana, il 24 settembre 1920. Il babbo si chiamava Carmine e la mamma Rina Ridolfi. Nel dicembre del 1932 la famiglia Ascione si trasferì a Cervia. Romagnolo di adozione divenne poi uno dei più autentici interpreti della cultura e delle tradizioni romagnole.

Durante la seconda guerra mondiale, conobbe personaggi importanti come Geno Pampaloni, Don Bedeschi; visse i fermenti legati alla Liberazione, ma anche le tragedia della morte del fratello Quinto in Russia.

Nel dopoguerra si dedicò all’insegnamento. Per 26 anni fu maestro elementare nella Scuola di Savio di Cervia. Si considerava “maestro di campagna”, un maestro innamorato dei suoi ragazzi, anticonformista, poco incline al nozionismo, convinto che la scuola dovesse favorire l’uso “della ragione applicata al buon senso, alle cose pratiche della vita”, alle forme semplici dell’arte, della storia, delle scienze”. Un carattere a volte scorbutico e scortese con i colleghi, ma disponibile a dare la sua collaborazione se c’era bisogno di lui.

Ascione è stato tra i soci fondatori della “Società Amici dell’Arte”, costituita il 14 marzo 1955, è stato il segretario ed animatore instancabile dell’associazione culturale nata per valorizzare la storia, la cultura, le tradizioni, l’enogastronomia e l’ambiente di Cervia e della Romagna.

A lui è legato anche il recupero e il restauro della settecentesca Casa delle Aie e di altri beni culturali cervesi. La Casa delle Aie era divenuta la sua dimora abituale. Lo ricorda Gino Pilandri durante l’avvio dell’attività di ristorazione, “seduto all’angolo di fronte all’ingresso, con alle spalle il caratteristico angolare romagnolo e, sul tavolo, un boccale di vino e un gotto di terracotta con gli spicchi di scalogno, salutare ed accogliere convivialmente amici ed ospiti”.

Ad Aldo Ascione si deve una battaglia culturale ed anche pratica per la difesa dei beni storici e monumentali di Cervia. Fu tra i fautori e i protagonisti della ricomposizione della Banda cittadina di

Cervia, che nel dopoguerra aveva organizzato anche con un impegno finanziario personale e suonando il basso.

Collaborò personalmente al restauro dell’altare di San Filippo della Cattedrale, di dipinti nella sala adiacente alla Chiesa del Suffragio. Uno dei suoi sogni non realizzati fu la ricostruzione delle porte di Cervia, distrutte dall’esercito tedesco in ritirata, durante l’ultima guerra mondiale, alla vigilia della Liberazione di Cervia, avvenuta il 22 ottobre 1944.

Ha lasciato pregevoli stampe che raffigurano scorci e ambienti storici di “Cervia nuova”, disegnati con gusto e perizia.

Considerato altresì che l’acquisizione di tali disegni su vetro consente all’Amministrazione Comunale di arricchire il patrimonio di quadri e foto in esposizione permanente nelle diverse sedi comunali e che tale patrimonio è visibile a tutti i cittadini che vi accedono e quindi vi è una benefica ricaduta sull’intera comunità;

Dato atto che, a norma di quanto dispone l’art. 783 del Codice Civile, trattandosi di donazioni di modico valore di beni mobili, non è necessario un atto pubblico, e pertanto la donazione si potrà considerare perfezionata con la lettera di intenti del donante sopra citata, il presente atto deliberativo di accettazione e la consegna del bene;

Rilevato altresì che l’accettazione della donazione non comporta oneri aggiuntivi a carico dell’Amministrazione Comunale;”