Chiese il bonus regionale da 1.500 euro. Sospesa dalla Lega la senatrice Casolati

Il capogruppo Romeo: nessun illecito, ma la domanda è stata inopportuna

Torino. Non è bastato alla senatrice leghista Marzia Casolati restituire i 1.500 euro a fondo perduto ottenuto grazie al «Riparti Piemonte», la misura messa in atto dalla giunta di Alberto Cirio per aiutare le attività imprenditoriali costrette alla chiusura per il lockdown. Il finanziamento le è costato la sospensione dal partito di Salvini, per il quale militava da quasi tre decenni, con incarichi in alcune circoscrizioni torinesi e la vicepresidenza della commissione regionale delle Pari opportunità, per poi entrare in Parlamento nel 2018. Almeno in questo caso, però, la furbetta del bonus ha evitato di arrampicarsi sugli specchi per trovare una giustificazione e soprattutto qualcuno sul quale far ricadere la colpa. Infatti se i compagni di partito – i deputati Andrea Dara ed Elena Murelli, nonché i due consiglieri regionali Matteo Gagliasso e Claudio Leone – per giustificarsi, hanno detto di aver assecondato un’iniziativa dei loro commercialisti, per la senatrice sarà più difficile scaricare le responsabilità sul suo fiscalista, visto che è suo marito: Fabrizio Capuzzo che la giunta regionale, a settembre dello scorso anno, ha nominato revisore unico dell’Atl Biella-Valsesia-Vercelli.

Ad ufficializzare la sospensione della senatrice leghista, è stato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, che ha spiegato: «Dopo aver ascoltato e verificato la posizione, come per i precedenti casi, è stato preso il provvedimento della sospensione per la senatrice Marzia Casolati, che ha percepito il contributo di 1.500 euro dalla Regione Piemonte come previsto per le attività imprenditoriali costrette alla chiusura per il lockdown». La somma è stata riconosciuta alla Casolati per la sua attività commerciale, la gioielleria che porta il nome di famiglia, in Galleria Umberto I a Porta Palazzo di Torino ed ereditata dal padre venticinque anni fa. I contributi regionali, 88 milioni di euro in totale, sono stati erogati attraverso Finpiemonte, la «cassaforte» della Regione. Un contributo per il quale non era previsto limite di reddito, come nel caso del bonus da 600 euro erogato dal governo. «Anche se non è stato commesso alcun illecito – ha precisato Romeo – e il contributo è stato già da tempo completamente restituito, non è opportuno che parlamentari accedano a questo tipo di sussidio. Il provvedimento è stato già accettato e condiviso dalla diretta interessata». Come dice il capogruppo al Senato Romeo non ci sono illeciti, anche perché se Casolati ha ottenuto il bonus vuol dire che la legge lo permetteva. Con il riferimento al codice Ateco per il «commercio al dettaglio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria», come titolare della storica gioielleria di famiglia, la senatrice ha richiesto ed ottenuto «l’aiutino» della Regione Piemonte. Mille e 500 euro che sono nulla se confrontati con la cifra che i senatori – tra stipendi e e rimborsi – percepiscono ogni mese. Per quanto riguarda la senatrice Casolati, i numeri parlano da soli sull’opportunità di richiedere il finanziamento, nonostante la sua gioielleria sia rimasta chiusa come tutte le altre: uno stipendio di 11 mila euro, un imponibile denunciato nel 2019 di oltre 93mila euro, comproprietà di sei immobili e due terreni agricoli.

La senatrice Casolati, non ha commentato la notizia: il suo cellulare ha squillato a vuoto per tutta la giornata di ieri. Ha solo fatto sapere, attraverso le parole di Romeo, di «aver già restituito tutto».


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