Cig, Conte annuncia: “La semplificheremo già nel decreto rilancio”. I sindacati: fate presto

ROMA – “Il governo vuole vincere la sfida della semplificazione amministrativa e della riduzione degli adempimenti burocratici. Per questo, già nel prossimo decreto legge di sostegno all’economia, introdurremo un meccanismo semplificato di erogazione della cassa integrazione in deroga, fondamentale per ampie categorie di lavoratori. Ma – più in generale – siamo al lavoro su un pacchetto di interventi coraggiosi, per ridurre i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, soprattutto quelle infrastrutturali, e dare un taglio netto alla burocrazia”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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Il tema della cassa integrazione tiene banco sia per i tempi di pagamento dell’indennità già decisa sia per il possibile allungamento delle settimane di copertura dell’indennità. Il punto sulla cassa integrazione effettivamente erogata viene fatto dall’Inps, in un comunicato. L’Istituto calcola che “i beneficiari complessivi di cassa integrazione ordinaria e assegno ordinario, al 7 maggio 2020, sono quasi 8,5 milioni (8.472.311)”. Beneficiarie sono le persone che hanno fatto la domanda e che l’hanno vista autorizzata.

I soldi per 5,5 milioni sono già stati anticipati dalle aziende mentre altri 600 mila hanno ricevuto il contributo direttamente dall’Inps. I lavorati che, attraverso le Regioni, hanno invece chiesto la cassa integrazione in deroga sarebbero circa 641 mila. A ricevere effettivamente l’indennità dall’Inps sono stati 122 mila.

Ma le Regioni e i sindacati (come la Uil) avvertono che sono ben un milione e 300 mila i lavoratori che hanno già chiesto la cassa integrazione in deroga, dunque l’Inps accusa un importante arretrato.

La situazione allarma molto i tre leader sindacati (Landini della Cgil, Furlan della Cisl e Barbagallo della Uil) che firmano un appello congiunto al premier:  “Riteniamo necessario intervenire per superare i ritardi che si stanno accumulando sia per l’erogazione dei trattamenti di cassa integrazione sia per l’erogazione degli anticipi da parte del sistema bancario sia per l’azione delle Regioni in riferimento alla cassa in deroga”.  

“Questa situazione – sostengono i segretari generali dei tre sindacati – rischia di depotenziare gli effetti dell’insieme delle importanti misure che state predisponendo sia in materia di sostegno dei redditi e del lavoro sia al sistema delle imprese. Materie su cui abbiamo avuto, nei giorni scorsi, una prima occasione di confronto”.

“Sull’insieme di queste problematiche ci rivolgiamo a Lei – conclude la lettera – affinché sia possibile incontrarci e definire le azioni necessarie (compresi specifici approfondimenti/incontri) per superare le difficoltà e i ritardi attuali nell’interesse di tutto il Paese”. La lettera è stata inviata per conoscenza anche alla ministra del Lavoro Catalfo, al ministro dell’Economia Gualtieri, al ministro dello sviluppo economico Patuanelli, al presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini al presidente dell’Inps Tridico e al direttore generale dell’Abi Sabatini.

Aggiunge Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl: “Il governo – dice – deve intervenire urgentemente per superare i ritardi che si stanno accumulando per l’erogazione della cassa integrazione. Migliaia di famiglie sono in grave difficoltà. Inps, banche e Regioni sono chiamate ad uno sforzo responsabile. Nessun lavoratore può essere lasciato da solo in questo momento”. 

Annamaria Furlan

Annamaria Furlan

Spiega la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti:  E’ necessario, come giaà dichiarato dalla ministra Catalfo, velocizzare e accelerare le procedure per garantire subito un reddito ai lavoratori. Si stanno accumulando ritardi su tutte le casse in pagamento diretto dall’Inps: ordinaria, trattamento di integrazione salariale (Fis), e soprattutto la deroga”.

“Per quest’ultima molte domande non sono ancora state decretate dalle regioni. Fatica a decollare anche l’accordo per l’anticipazione del trattamento da parte degli istituti bancari, non viene applicato da tutte le banche e su tutto il territorio nazionale. Crescono rabbia e preoccupazione in una situazione economica difficile. Lavoratori e imprese hanno bisogno di risposte certe”.

Dalle opposizioni si fa vivo Matteo Salvini, leader della Lega:  “L’Inps certifica quello che la Lega aveva denunciato più di un mese fa: con la procedura e la burocrazia scelte, quattro lavoratori su 5 non hanno ancora visto un euro della cassa integrazione, percentuali che sono anche superiori in alcune regioni. Noi proponemmo subito una procedura semplificata, senza il coinvolgimento delle Regioni anche per la cassa integrazione in deroga: domande mandate direttamente all’Inps, accordi sindacali da chiudere entro il mese di presentazione della domanda, anticipo delle banche alle aziende”.  

“Tutte misure – continua il segretario leghista – che avrebbero garantito la continuità di stipendio. Troppa burocrazia e meccanismi complicati stanno affamando milioni di famiglie. Ci auguriamo che di fronte a questi numeri il governo torni sui suoi passi e applichi misure più ragionevoli e procedure più snelle”.

Ecco Mariastella Gelmini, Forza Italia: “L’Inps, dopo i disastri in merito al bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi – sito in tilt per giorni, dati sensibili degli italiani pubblicati online e ritardi sulla corresponsione dei soldi (ancora oggi in tanti non hanno avuto un euro) – si sta ripetendo con la cassa integrazione in deroga. Centinaia di migliaia di lavoratori non hanno ancora avuto la Cig, in tantissimi altri casi le imprese hanno anticipato i soldi a causa dei ritardi”.  

“Qualche Pinocchio all’Inps ha provato a dare la colpa alle regioni, accusandole di ritardare l’invio a Roma delle richieste. La verità è che questa assurda situazione è dovuta solo all’inefficienza dell’ente e alla lentezza con la quale il governo prende decisioni e le applica. La Lombardia, per fare un esempio di regione virtuosa, ha inoltrato in queste settimane all’Inps circa 48mila domande per la cassa integrazione in deroga. La prima Regione d’Italia per numeri e per tempismo. Eppure tanti lavoratori lombardi e di tutta Italia ancora aspettano”.



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