Cinque record negativi. Ora se ne vada

Si faticherebbe a dire in poche parole e con sufficiente chiarezza cosa sia o cosa dovrebbe essere un “Paese normale”

Si faticherebbe a dire in poche parole e con sufficiente chiarezza cosa sia o cosa dovrebbe essere un «Paese normale». Viene però naturale, nei giorni che corrono, considerare che in un Paese normale anche solo uno di questi ingloriosi primati sarebbe motivo di approfondita discussione, se non di clamoroso scandalo. Ne basterebbe uno, ne abbiamo cinque.

Ne abbiamo cinque perché sembra purtroppo evidente che un quinto record si stia andando ad aggiungere ai quatto ormai indiscutibilmente acquisiti. Siamo, di sicuro in tutt’Europa e quasi nel mondo, il Paese con più morti da Covid rispetto alla popolazione, con la recessione economica peggiore, con il Parlamento più illegittimamente esautorato dal governo, con le scuole chiuse più a lungo. Se i dati iniziali verranno confermati nel breve periodo, ci stiamo a grandi passi avviando a diventare anche il Paese più in ritardo nella vaccinazione dei propri cittadini.

I dati si ciascuno di questi cinque drammatici ambiti sono noti, inutile sciorinarli per l’ennesima volta. Basta sapere che sono dati oggettivi, numeri incontrovertibili. Numeri da cui dipendono, letteralmente, la vita e la morte, la dignitosa sopravvivenza e l’umiliante miseria di centinaia di migliaia di italiani. Basterebbe mettere a confronto l’evidente inefficacia del governo sul fronte sanitario e su quello economico presente, oltre che, col Recovery Plan, futuro, per giudicare intollerabili le clamorose forzature costituzionali sul Parlamento e sulle libertà individuali. Con risultati decenti, sarebbero state tutto sommato accettabili, perché circoscritte ad un evidente stato di accezione; con risultati del genere accettarli diventa impossibile.

La deriva di ogni morale è la logica conseguenza di tale, evidente, deriva politica. Non stupisce, dunque, la circostanza per cui, trascorsi anni ad invocare non solo la gogna ma anche l’arresto per i parlamentari che in corso di legislatura passavano da sinistra a destra, Marco Travaglio sul Fatto quotidiano ieri auspicasse che «qualcuno con la testa sul collo» passi da destra a sinistra per sostenere il governo Conte. Inutile commentare. È tutto chiaro. Tutto tranne una cosa: con che faccia e con che forza politica Giuseppe Conte ritiene di poter andare avanti.


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