Cinque Stelle, la Casaleggio va in fumo sui due milioni della multinazionale

Philip Morris avrebbe avuto rapporti con la società del guru. Ombre sulle sigarette elettroniche, l’autodifesa: non faccio leggi

La Casaleggio Associati avrebbe ricevuto, dal settembre 2017 a ottobre 2020, quasi due milioni di euro dalla Philip Morris, proprio mentre in Parlamento il Movimento Cinque stelle faceva passare la riduzione delle tasse sulle sigarette elettroniche, uno dei rami di business della multinazionale americana. Potrebbe sembrare una classica operazione di lobby riuscita bene. Ovviamente, come da stile della ditta e in generale del mondo omertoso M5s, si tratta di una cifra mai resa nota, malgrado le responsabilità di governo dei Cinque Stelle e il ruolo di rilievo al suo interno fin qui ricoperto da Davide Casaleggio. Invece, silenzio.

La considerevole elargizione di denaro, in 49 tranche di pagamenti mediamente da 40mila euro (ma le cifre aumentano dal marzo 2018, quando il M5s vince le elezioni e va al potere), è stata però scoperta dal Riformista, proprio in un momento in cui Davide Casaleggio è stato messo ai margini dai vertici del Movimento Cinque Stelle. Sul figlio del cofondatore si sta consumando un’ennesima faida interna, quindi non sono da escludere colpi bassi e vendette, anche queste tipiche del condominio pentastellato. Sarà infatti un caso, ma solo pochi giorni fa è scoppiato il caso dei finanziamenti ricevuti dal grillino Dino Giarrusso, tra l’altro anche in quel caso da lobbisti del tabacco.

Ma veniamo ai fatti, non smentiti da Casaleggio (in una nota il guru ereditario si limita ad annunciare querele per tutti, senza dare spiegazioni). A partire da settembre 2017, e poi per tutti i tre anni successivi in cui il M5s passa dall’opposizione a partito di governo con ministri di peso, la Philip Morris inizia a staccare regolarmente fatture alla Casaleggio Associati Srl, complessivamente per la cifra di «1.950.166 euro al netto dell’Iva, cadenzate nel tempo e non relative a un evento specifico», scrive il Riformista. Nulla di illecito, si tratta di un rapporto economico tra due soggetti privati. Se non fosse, però, che la società di Casaleggio ha sempre avuto un ruolo ambiguo visti i rapporti stretti del suo presidente con il Movimento e con la piattaforma Rousseau di cui è responsabile. I dubbi aumentano se si guarda al lavoro fatto dal M5s in favore delle società che producono sigarette elettroniche. Le accise, rispetto a quelle sulle sigarette normali, sono sempre state più basse, ma grazie ai grillini lo sconto fiscale è aumentato del 25%, tutto di guadagno per le multinazionali che operano in quel settore. La multinazionale con una nota ha chiarito la propria posizione: «Philip Morris non finanzia partiti, fondazioni o movimenti politici in Italia ed agisce nel rispetto della legge. Siamo l’unica azienda ad aver dichiarato pubblicamente di avere l’obiettivo di sostituire completamente le sigarette con prodotti innovativi senza combustione, una trasformazione radicale che vede l’opposizione di chi tecnologicamente è in ritardo e, pertanto, difende le sigarette».

Se le ragioni di Philip Morris appaiono chiare, non altrettanto si può dire del ruolo di Casaleggio, che minaccia generiche azioni legali e dice «io non firmo decreti, né voto leggi, e non ho mai fatto ingerenze». I parlamentari grillini non lo difendono, anzi rilanciano una raccolta firme per aderire a all’emendamento della deputata Vita Martinciglio per tassare le sigarette elettroniche. Ne approfitta per sfotterli Giorgia Meloni: «L’ho sempre detto che il M5S era tutto fumo».


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