Classi a singhiozzo panico da influenza e rischio scioperi. La scuola? Un rebus

Le incognite sul nuovo anno e i timori delle famiglie. La Cgil: “Preoccupati”. Dubbi su medici, supplenti e spazi

Il countdown si accorcia, i problemi aumentano. I presidi hanno passato l’estate con il metro in mano, ma poi hanno scoperto che i cento centimetri non valgono più. O meglio, non sempre: gli esperti hanno fatto sapere che si potrà stare più vicini solo per brevi periodi, con la mascherina sul viso e, insomma, solo in casi eccezionali. Ma poiché l’Italia è il Paese delle eccezioni, i dirigenti scolastici hanno messo sul tavolo la domanda delle cento pistole, in realtà la più terra terra nel guazzabuglio delle regole e delle linee guida: non è che se qualcuno si ammala a scuola la responsabilità ricadrà su di loro?

È esattamente lo stesso quesito posto a suo tempo dagli imprenditori che premevamo per riaprire fabbriche e capannoni, erano attenti a rispettare i fluttuanti protocolli, ma non volevano rimanere con il cerino della responsabilità, penale o civile, fra le dita. Nel caos italiano nulla si risolve, ma tutto diventa argomento di discussione e, semmai, di inchieste e indagini. Qualcuno parla di scudo, i presidi si offendono perché fino a prova contraria non hanno commesso reati e non sono delinquenti. Ma il rischio di rimanere impigliati nelle contorsioni di un sistema farraginoso non puó essere sottovalutato.

E il tema si collega a quello degli edifici mancanti e dei nuovi banchi in arrivo, ma con calma, ad anno iniziato. Al Nord la carenza degli spazi sembra essere una questione risolta, al Sud no: le stime danno 400 mila studenti, circa il 5 per cento del totale, senza spazi adeguati. Si punta affannosamente su ex caserme, cinema, perfino bed & breakfast. Come se non bastasse c’è poi l’attesa messianica dei banchi: 2,5 milioni di monoposto e fra questi i mitici 435 mila a rotelle, un escamotage all’italiana secondo alcuni virologi per mettere proprio i presidi al riparo da eventuali accuse e contestazioni. Se il banco é mobile, il ragazzo potrà allontanarsi dai compagni e mettersi a distanza di sicurezza. Il tutto sembra molto naif e furbesco, ma la prima difficoltà, più banale, è quando arriveranno i futuribili arredi. La gara si è conclusa pochi giorni fa, in pieno agosto. Chi riceverà il kit’ sul suono della campanella potrà dirsi fortunato, gli altri pazienza. Aspetteranno.

La ministra Lucia Azzolina butta la palla nel campo delle istituzioni locali, incartando il non gradito regalo con la carta luccicante dell’autonomia. «Serve più collaborazione in vista della riapertura», scrive Azzolina in una lettera inviata al presidente dell’Anci Antonio De Caro e al numero uno dell’Unione delle Province Michele De Pascale e pubblicata dal fattoquotidiano.it. Ma i comuni, già col fiatone per mille altre vicende, non vogliono ereditare pure questa emergenza. E le grane si susseguono. Quest’anno i docenti malati verranno sostituiti non al terzo ma al primo giorno di malattia. Encomiabile. Ma che succederà in concreto, con la cronica scopertura delle cattedre e con il tradizionale rodeo di inizio anno dei precari? I sindacati ipotizzano da settembre in poi un serpentone record di 200 mila supplenti.

Altro allarme sulla prima linea delle fragilità e disabilità. Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief, spiega in un’intervista a Teleborsa: «Purtroppo a settembre avremo oltre 40mila insegnanti senza specializzazione su sostegno che saranno chiamati su posti in deroga». È la solita storia della coperta troppo corta che viene tirata di qua e di là. Quest’anno ancora di più.

C’è poi da verificare la temuta del sistema sul punto più infiammato: se un giovane si sente male in classe verrà portato nella stanza di isolamento, prevista in ogni istituto. E scatteranno le procedure. Ma non sarà facile districarsi e distinguere la nuova peste da una banale epidemia di influenza. Che accadrà? Ci vorrebbe il vaccino obbligatorio per la seconda, siamo in alto mare. La Cgil mette le mani avanti. «Noi tutti questi problemi li denunciamo da tre mesi – afferma Francesco Sinopoli, segretario generale della Cgil scuola – ora scontiamo ritardi oggettivi». Si teme la falsa partenza. Non una ma due volte. All’incognita Covid si somma il rebus delle elezioni, il 20 e 21 settembre. C’è il rischio che l’inizio assomigli a una simulazione. O sprofondi in un lungo ponte. Non proprio un bel viatico dopo l’anno mutilato appena concluso.


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