Colleoni ucciso dal figlio. La lite per la gestione della trattoria di famiglia

Il giovane ha confessato. Da tempo i due non andavano accordo. I soccorsi chiamati tardi

La tensione era alta, incandescente tra padre e figlio. Ed è bastata una banalità, un pretesto – alcune lampadine rotte nel giardino del loro cascinale-ristorante – a rimetterli con ferocia di nuovo l’uno contro l’altro, per l’ennesima volta, drammaticamente l’ultima.

«Abbiamo litigato per la conduzione della trattoria dove io faccio il cuoco. Negli ultimi tempi succedeva spesso, non andavamo più d’accordo, avevamo da ridire su tutto: l’attività, la famiglia. Ho come un buco nero temporale, ma ricordo che ieri mattina è stato lui, mio padre, a mettermi le mani addosso per primo. Io ho reagito, ci siamo picchiati. Però di quel che è successo di preciso subito dopo in questo momento non rammento nulla».

I carabinieri della compagnia di Treviglio e del nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo, diretti dal colonnello Alessandro Nervi e dal pm Fabrizio Gaverini, lo avevano capito subito. Il movente dell’omicidio di Franco Colleoni, 68 anni, ristoratore titolare della trattoria «Il Carroccio» di via Sertorio a Dalmine e tra il 1999 e il 2004 segretario provinciale della Lega a Bergamo, era da ricercare nell’ambito privato, familiare.

Il figlio più giovane di Colleoni, il 34enne Francesco, che abita con il padre e la madre, ormai separati da anni, proprio nel cascinale ristrutturato, è crollato ieri mattina all’alba in caserma, intorno alle 4, dopo una nottata trascorsa a contraddirsi ripetutamente davanti ai chiarimenti che gli investigatori dell’Arma gli riproponevano con insistenza. Un labirinto dal quale sin dalle prime domande il giovane ha mostrato di non saper uscire.

«Quella della casa a soqquadro e della rapina finita male ci era sembrata subito una messinscena – spiegano i militari – e comunque non raccontava la vicenda di un uomo aggredito in casa o atteso e minacciato all’esterno per poi essere rapinato da degli estranei. Inoltre non mancava nulla».

Ma c’è un altro particolare fondamentale che ha finito per inchiodare Francesco Colleoni, che adesso è stato fermato per omicidio con l’aggravante dei futili motivi e portato in carcere a Bergamo.

A rinvenire il cadavere di Franco è stato proprio lui, il figlio e non sua madre, Tiziana Ferrari – ex moglie del morto e mamma anche dell’altro figlio della coppia, Federico, che abita sempre a Dalmine ma da solo -, come invece era trapelato ieri.

Il ragazzo ha chiamato però i soccorsi solo circa un’ora più tardi rispetto all’ora del decesso che secondo gli accertamenti del medico legale sarebbe avvenuto poco prima delle 11. I carabinieri sono stati avvertiti e sono arrivati sul posto infatti intorno alle 12.15. E adesso saranno i risultati dell’autopsia a fornire gli elementi mancanti, ma fondamentali per attribuire precise colpe e responsabilità sugli esatti tempi del delitto che potrebbero dilatare il grado di colpevolezza di Francesco Colleoni.

Secondo il 34enne, che finora ha fatto solo ammissioni parziali, la lite con il padre è avvenuta all’aperto, nel giardino del cascinale. Durante la colluttazione il giovane avrebbe colpito con violenza il genitore facendolo cadere a terra e quindi sbattendogli la testa su una pietra del vialetto nel cortile, dove è stato rinvenuto appunto il cadavere. Il racconto di Francesco raccolto sui verbali dei carabinieri, però, proprio a causa del suo «blackout» mentale, finisce molto prima di questa ricostruzione. Dopo l’omicidio, come testimoniano anche le numerose impronte del ragazzo fuori e dentro l’abitazione del padre, sarebbe stato proprio lui a creare quel caos così decifrabile, perché fasullo.


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