Conte conferma la stretta: “A Natale niente sci né cenoni”

Da Cortina alle Dolomiti, tutti spiazzati dal governo. “Abbiamo già speso soldi per la sicurezza delle piste”

La stagione sciistica non sembra destinata neppure ad iniziare, nonostante le proposte approvate ieri dalle Regioni alpine e dalle Province autonome, timorose di mettere in ginocchio l’industria turistica. Riusciranno a capirlo anche ministri e burocrati governativi destinatari della proposta? La risposta del premier Giuseppe Conte fa pensare di no.

Varato l’iter delle regole per il new deal sulle piste, l’arbitro Conte è sceso in campo e si è portato via il pallone, senza nemmeno dare il via alla partita. Non c’è bel tempo in montagna. Impiantisti, albergatori, maestri e campioni di sci Brignone, Tomba e Thoeni in primis – sono delusi e sorpresi. La speranza è che il Governo ci ripensi e che quel perentorio Niente sci si trasformi in un più morbido Sciare meno, sciare tutti che tradotto, per l’economia di montagna significa evitare una catastrofe. Slalom tuo, vita mea, insomma. Pochi, in vero, si illudevano che la stagione sarebbe partita prima di Natale, anche se da Bardonecchia, alle Dolomiti, a Cortina si era cominciato a preparare il manto con la neve sparata. Per aprire da Natale tutti gli impiantisti concordano che servissero due dati: flessione della curva del contagio per non gravare sugli ospedali anche con i classici mini traumi dello sci e apertura della mobilità fra Comuni e Regioni, per non vanificare gli investimenti che un turismo solo locale non può ammortizzare. Anche per rodare il sistema di skipass a numero chiuso e promozione degli acquisti on line, punti nodali del decalogo ora al tavolo del Cts, serviranno settimane. Il settore i conti li ha fatti. E bene. Per questo l’amarezza per un niet tutto politico che chiede pure la sponda dell’Europa per bloccare lo sci, quando non si può nemmeno uscire dal proprio Comune, suona come una beffa. In Svizzera si scia sui ghiacciai, Francia e Germania si sono prese 10 giorni prima di decidere. Dobbiamo arrivare ad una sintesi con il Governo per ripartire non per chiudere spiega Luigi Bertschy, vice presidente della val D’Aosta, con delega agli impianti.

Serve chiarezza per non disorientare ulteriormente il settore, spiega Gianni Battaiola, presidente di Asat associazione albergatori ed imprese turistiche della provincia di Trento. Il suo resoconto è amarissimo e viene pure da una zona gialla, più libera dove anche un Natale così spuntato poteva portare ad un 80% di presenze con i soli italiani. Natale vale il 30% della stagione, 200 milioni di fatturato, ma significa anche lavoro per 12 mila stagionali negli hotel che abbiamo in stand by da agosto e che potremmo perdere per sempre, perché, arrivando in molti casi dall’estero, se possono si ricollocheranno, interrompendo un rapporto di fiducia e qualità che dura da anni. La montagna, non solo trentina, ha pagato un conto già salato: Meno 50% da inizio anno, meno 30% d’estate, meno 50% la zona dei laghi. Aggiungi la cancellazione della stagione dei mercatini che sarebbe partita ieri e che solo in Alto Adige vale 46 milioni di euro.

Anche i maestri di sci sono delusi: Non chiudiamo la montagna: apriamo semmai gradualmente, spiega Maurizio Bonelli, presidente Amsi, associazione nazionale maestri di sci. Ci siamo preparati, con nuovi protocolli per assistere in sicurezza il cliente, anche i più piccoli, prosegue. Siamo 15mila in Italia, ma fra personale amministrativo delle scuole siamo molti di più e il Natale vale il 40% degli introiti, spiega Bonelli, Le regole che gli impiantisti hanno approvato sono un passo avanti fondamentale: abbiamo accettato doverose limature e limitazioni, perché bloccare tutto?. Intanto la Federsci italiana mette le mani avanti e, per garantire gli allenamenti, allarga a tutte le categorie di tesserati, dai giovani ai master (non più solo i big di coppa del Mondo), lo status di atleta di interesse nazionale. Come a dire: la neve per voi ci sarà anche a Natale.


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