Conte finisce senza rete “Si scordi i nostri voti”

È la corsa del coniglio. Serve un classico del cinema anni ’50 per raccontare la sfida tra Conte e Renzi.

È la corsa del coniglio. Serve un classico del cinema anni ’50 per raccontare la sfida tra Conte e Renzi. Nessuno dei due però assomiglia a James Dean. C’è una scena in Gioventù bruciata dove ci si sfida a un gioco di morte. È una corsa di due auto verso il precipizio. L’abilità è fermarsi a un centimetro dal burrone. Si accelera e accelera e il primo che si ferma, schiacciando il freno o rotolando via dalla macchina, viene sconfitto. È il «coniglio». L’altro, se sopravvive, si prende i soldi della scommessa.

I due ragazzi ormai attempati stanno mettendo in scena uno spettacolo politico piuttosto simile. Non è coraggio e neppure orgoglio. È un modo un po’ scellerato per dimostrare chi conta di più. C’è qualcosa di primordiale in questa lotta per il potere, con perfino un’ombra di mistero, perché uno dei motivi del contendere è chi deve controllare i servizi segreti. Il burrone è la crisi di governo e il rischio elezioni in piena pandemia. La prossima settimana si dovrebbe capire chi sarà il primo a mollare. Conte, Renzi o tutti e due? Di certo c’è che stanno giocando d’azzardo. Nessuno dei due sembra avere in mano una maggioranza alternativa.

Si continua a dire che si arriverà a una soluzione. Si ritorna a parlare di «responsabili», una pattuglia di deputati e soprattutto senatori pronti a salvare Conte dopo il salto di Renzi. Questo permetterebbe al premier di stare più sereno. I responsabili metterebbero fine alla corsa, quasi a meritarsi il nome che portano. Il problema è che i «responsabili» non sono disinteressati. Non vanno in soccorso del governo senza una prospettiva. La vocazione crocerossina magari c’è, ma bisogna convincerli, aprire una trattativa, definire le condizioni, indicare un percorso per il domani. Cosa pensa di fare Conte da grande, quando la sua fortuna a Palazzo Chigi incrocia una scadenza naturale o innaturale? Farà un partito? Si candida alle prossime elezioni? In questo nuovo scenario che ruolo avranno i responsabili? Non è che salvano il governo e tra un paio d’anni si ritrovano fuori dal Parlamento. Qui c’è in ballo la prosecuzione della specie. I «responsabili» non fanno salti nel buio.

Conte, se Renzi lascia la maggioranza, avrebbe bisogno di 18 voti al Senato e 30 alla Camera. Ecco allora la domanda chiave: ma questi «responsabili» esistono davvero? Non basta sostenere, come fanno gli amici del premier, che in qualche modo si trovano. Al momento nel centro moderato, dove si spera di pescare, arrivano «no» piuttosto decisi. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, avrà pure l’anima dorotea, ma non si avventura in un governo dove l’orizzonte politico non va oltre la settimana. «Non partecipiamo a questo teatrino. Non saremo mai la stampella di nessuno». Quella «stampella» ha un significato interessante. Non c’è interesse a partecipare alla festa solo per fare numero. Ci sarebbe poi l’area che si muove intorno al movimento «Cambiamo» di Giovanni Toti. La risposta è ancora più radicale. Il presidente della Liguria, con o senza Renzi, continua a vedere una maggioranza senz’anima. «Essere responsabili – sostiene – significa, a casa nostra, essere coerenti con le proprie idee. Questo governo non rispecchia le nostre. Il Paese merita altro». Il senatore Gaetano Quagliariello fa notare che nulla è cambiato. «Davanti a un quadro politico stabile, la nostra posizione resta stabile». Conte deve cercare ancora e in fretta.

Il gioco di Renzi in fondo è questo. La sua «corsa del coniglio» serve a dimostrare a Conte che un responsabile c’è. Ed è lui. Il premier deve solo frenare e pagare il conto.


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