Conte può perdere la poltrona: che cosa accadrà tra un mese

Il Parlamento dovrà affrontare questioni molto spinose: dai decreti Sicurezza alla legge elettorale, ecco tutti i nodi ancora da sciogliere

Quello di settembre sarà un mese davvero rovente per il governo giallorosso che, dopo la pausa estiva, dovrà fare i conti con una ripresa dei lavori delicata: il Parlamento sarà chiamato a risolvere questioni spinose rinviate appunto a settembre per evitare evidenti spaccature all’interno della maggioranza. I nodi da sciogliere sono molti e preoccupano Giuseppe Conte: dalle modifiche per i decreti Sicurezza alla legge elettorale, passando per le nuove norme contro l’omofobia, non mancano i seri pericoli che potrebbero far cadere tutto. Ecco perché è stato deciso di posticipare tutto al prossimo mese: le ombre degli incidenti di percorso si fanno sempre più vicine e minacciose. Senza dimenticare che anche il risultato dell’election day potrebbe segnare le sorti della tenuta di Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Italia Viva e Liberi e uguali: l’appuntamento del 20 e 21 settembre potrebbe vedere il centrodestra trionfare alle Regionali, con un relativo terremoto e rimpasto nell’esecutivo.

Decreti Sicurezza e legge elettorale

Il decreto immigrazione è chiuso. La cosa importante è aver trovato un testo condiviso con la maggioranza“, ha dichiarato pochi giorni fa Luciana Lamorgese. La sinistra è praticamente pronta a smantellare i decreti Sicurezza che portano la firma di Matteo Salvini: il governo aveva trovato una quadra verso i primi di agosto, ma non sono mancati momenti di tensione al tavolo delle trattative. Tra le novità del nuovo patto vi è la cancellazione delle multe milionarie alle navi Ong, l’allargamento della possibilità di accedere alla protezione umanitaria, la revisione del sistema di accoglienza e la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale. A dividere è la questione delle multe alle Ong che prestano soccorso in mare: stando alla bozza, non ci sarebbero più le multe amministrative ma sarebbe necessario il processo penale. Un fattore che ha mandato su tutte le furie i parlamentari grillini che, dopo aver appreso la notizia, sono esplosi nelle chat: “Non possiamo smantellare i decreti Sicurezza, significa fornire un assist a Salvini. Non abbiamo capito nulla“.

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Una fase di stallo si registra anche per quanto riguarda la legge elettorale: a luglio sarebbe dovuta arrivare in Aula l’intesa frutto dell’accordo siglato dalla maggioranza sul proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, ma la riforma è stata bloccata dallo stop dei renziani e dalle richieste di modifica alla soglia avanzate da Leu. A settembre il Pd ne chiederà la calendarizzazione, ma incassare il via libera di Montecitorio prima del referendum sul taglio dei parlamentari appare uno scenario piuttosto complicato.

Mes e Recovery Fund

Le divisioni sul Meccanismo europeo di stabilità sono rimaste intatte: nonostante i grillini più volte abbiano aperto al fondo salva-Stati, non si è registrato un “sì” definitivo. E Conte continua a fare melina sul tema: “Intanto abbiamo chiesto l’attivazione del Sure…“. Il governo comunque vuol farsi trovare pronto all’utilizzo delle risorse europee: il presidente del Consiglio ha avviato una fase di consultazione per elaborare un piano di rilancio da cui potrà essere preparato un Recovery Plan più specifico che l’Italia presenterà a settembre. “Verrò doverosamente in Parlamento per riferire dei suoi contenuti pronto a raccogliere proposte e suggerimenti“, ha assicurato il premier.

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Entrerà nel vivo pure la partita sui soldi del Recovery Fund: l’avvocato ha esplicitato l’intenzione di affidarsi a una task force che prenderà spunto dal modello di “Strategia Italia”. Conte presiederà una cabina di regia politica – composta da diversi ministri – che avrà il compito di decidere come ripartire i 209 miliardi; un relativo organismo tecnico-amministrativo (di cui faranno parte esperti dei vari settori, esterni all’amministrazione, alti burocrati e funzionari di Stato) si occuperà invece dell’attuazione e della redazione dei progetti.

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Tutti i dossier rinviati

Il decreto Semplificazioni (che scade il 14 settembre) riprenderà il proprio iter in commissione il 24 agosto, con l’avvio del voto sugli emendamenti dal 25: si contano oltre 2mila emendamenti, di cui la metà presentati dalle forze di maggioranza. Il primo settembre approderà nell’Aula di palazzo Madama, che è stata già convocata alle ore 16:30. La Camera da lunedì 31 agosto sarà impegnata con la conversione del decreto che proroga lo stato di emergenza al 15 ottobre. Slitta in autunno anche il testo sul conflitto di interessi: nonostante fosse già pronto il testo base (a fine luglio sarebbe dovuto approdare in Aula), le diversità di vedute interne alla maggioranza e con le opposizioni hanno frenato la riforma.

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Il testo unificato sulle norme contro l’omofobia è approdato in Aula a inizio agosto ma, dopo aver subito alcuni rinvii, è slittato a settembre: la mediazione interna alla maggioranza ha portato al raggiungimento di un accordo, ma dalle opposizioni potrebbe arrivare una valanga di emendamenti. La riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati è stata rinviata in Commissione su richiesta della maggioranza: potrebbe tornare in Aula in autunno, ma le possibilità di approvazione dell’attuale testo restano bassissime.


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