Conte spegne il Natale. “Non sarà Ferragosto. Niente sci né cenone”

Il premier: “Lavoriamo a riaprire le scuole”. E Boccia: “Molti italiani non ci saranno più”

Indiscrezioni su indiscrezioni. Qualche spiraglio e molti divieti, con i governatori che premono per dare respiro alle economie boccheggianti. In realtà l’esecutivo studia una stretta per scongiurare, a gennaio, la temuta terza ondata. Il premier offre qualche parola di speranza, il ministro Francesco Boccia tratteggia scenari cupi. Il bianco e il nero, sempre in bilico. Piccole accelerazioni e grandi frenate.

«Sullo spostamento fra regioni a Natale – spiega Giuseppe Conte nel salotto di Lilli Gruber – ci stiamo lavorando. Ma se andiamo avanti così, a fine mese non avremo più zone rosse». Siamo alla svolta? No, a leggere per intero lo stesso Conte e a sentire Boccia. «Niente vacanze sulla neve a Natale», chiarisce infine il capo del governo, incalzato dal direttore del Giornale Alessandro Sallusti. «Non sarà come a Ferragosto, ma lavoriamo per riaprire le scuole prima di Natale».

«Con 600 morti al giorno – afferma Boccia alla Vita in diretta – è fuori luogo parlare di feste, cenoni e sci. Molti italiani – è la sinistra conclusione – non ci saranno più a Natale». Dunque, per disinnescare una colossale Spoon River l’idea a cui lavora Palazzo Chigi è quella di rivedere il misteriosissimo algoritmo che regola il semaforo. Il ragionamento di fondo è semplicissimo: oggi, anche se le proporzioni esatte fra i 21 parametri sono una formula segreta, l’indice Rt, quello che misura i contagi, ha una grande importanza. Ed è in pole position. Ma se l’Rt va giù, allora c’è il rischio che l’Italia smobiliti le trincee e metta troppo presto la testa fuori dal lockdown.

Uno scenario pericoloso, anche perché il Natale amplificherebbe l’effetto «rompete le righe». Ecco perché Boccia usa vocaboli così scuri, avvolgendo l’Italia con le tonalità del lutto. Dunque, dovrebbe cambiare l’alchimia dei parametri che inchiodano il Paese alle luci del semaforo. L’Rt perderà peso, saliranno, o almeno questa è la suggestione, altri valori. Soprattutto quelli che hanno a che fare con il congestionamento dei pronto soccorso, delle terapie intensive, degli ospedali. O, forse, si metteranno in evidenza altri indicatori che oggi hanno uno spessore molto modesto ma servono per evitare precipitose fughe in avanti. Insomma, se tutta l’Italia o quasi dovesse risalire nel mese di dicembre verso un confortante giallo, si cercherà il modo di trasformare quel giallo in arancione o rosso. O si inventerà il giallo con asterisco.

Certo, la cabina di regia continua a macinare idee, divieti e deroghe, in un susseguirsi di proposte e suggerimenti, ma in parallelo Roberto Speranza e Francesco Boccia cercano un rimedio, come dire preventivo. Si procede sotto traccia, in vista del confronto politico decisivo che avverrà a ridosso della scadenza del 3 dicembre. Forse, già il 30 novembre o il 1° dicembre. In quell’occasione si metteranno a fuoco tutti i dati raccolti dalla cabina di regia ed elaborati dal Comitato tecnico scientifico.
Cambierà dunque, in vista del nuovo dpcm valido fino al 3 gennaio, il sistema di monitoraggio: insomma sarà più difficile risalire nella fascia gialla, o il giallo sarà meno giallo, anche se al momento il trend generale è positivo.

Molti vincoli e pochi permessi. Insomma, niente sci e niente feste, tombolate e veglioni. Via libera invece allo shopping. E il governo potrebbe aprire qualche altra breccia nel muro: ecco la possibilità di rivedere i parenti stretti, genitori e figli, partner conviventi, coniugi. Un meccanismo che dovrebbe riguardare le caselle gialle, ma potrebbe estendersi anche alle altre fasce. Creando tre circuiti paralleli. E trainando così, insieme alla slitta di Babbo Natale, anche i consumi.

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