Coronavirus, a Vo’ la fotografia del contagio: 43,2% di asintomatici

A Vo’ abbiamo scattato la fotografia del coronavirus. E’ un primo piano quasi unico al mondo, visto che nel comune padovano tutti o quasi i 3 mila abitanti sono stati sottoposti a due tamponi: uno nel momento in cui il focolaio è scoppiato, l’altro al termine di una quarantena di 14 giorni. L’identikit del coronavirus a Vo’ parla di un microrganismo preoccupante per tre motivi: il 43,2% dei positivi sono asintomatici ma sono contagiosi esattamente come i sintomatici; il 21 febbraio, data in cui a Vo’ muore il primo infettato e il Comune scopre di essere il secondo epicentro italiano insieme a Codogno, il tasso di replicazione è particolarmente alto: arriva a 3, con i casi che raddoppiano ogni 3-4 giorni; per accorgersi della presenza del coronavirus, infine, Vo’ ha dovuto aspettare almeno 3 settimane. Quasi un mese di contagi sottotraccia hanno infettato il 2,6% degli abitanti (73, di cui 30 senza sintomi). Eppure nessuno, fino alla morte del pensionato di 77 anni, si era accorto di cosa stesse accadendo in paese.

Lo studio appena pubblicato sul sito MedrXiv da Andrea Crisanti, il microbiologo dell’università di Padova che ha promosso il campionamento a tappeto, e i suoi colleghi epidemiologi dell’Imperial College di Londra, porta però con sé anche un elemento di ottimismo: il campionamento a tappeto e l’isolamento sociale sono in grado di mettere il virus all’angolo. A Vo’, dopo l’istituzione della zona rossa e il confinamento di tutti i casi positivi, i malati si sono azzerati. E’ una lezione preziosa per la fase due che vivremo fra poco. Se prima del lockdown una parte dei contagi era avvenuta al di fuori di casa, con l’istituzione della quarantena il 23 febbraio il virus si trasmette solo fra i parenti. E i bambini, si conferma ancora una volta, ne vengono risparmiati. “Dei 234 soggetti testati fra 0 e 10 anni, nessuno risulta contagiato, nonostante alcuni vivano insieme a persone infettate” scrivono i ricercatori. Anche i giovani, oltre ad avere sintomi meno severi, sembrano essere più resistenti all’infezione. “Fino all’età di 50 anni la prevalenza dell’infezione oscilla tra 1,2 e 1,7%” prosegue lo studio. “Oltre, la percentuale dei casi aumenta di circa tre volte”. Ma la percentuale di asintomatici non varia fra le diverse fasce d’età.

Al termine del lockdown, con lo scioglimento della zona rossa, Crisanti e i suoi effettuano il secondo round di tamponi. Questa volta i nuovi positivi sono 8, di cui 5 senza segni di malattia. I loro contatti vengono ricostruiti con precisione. Il soggetto 2, ad esempio, ha incontrato 4 parenti asintomatici durante il confinamento. Il soggetto 3 ha incontrato persone con sintomi fuori casa, prima del 23 febbraio. Anche il soggetto 5 si è infettato fuori casa e prima del lockdown, ma questa volta da un conoscente asintomatico. Il soggetto 8 ha condiviso l’appartamento con 2 parenti perfettamente sani, ma positivi. “Sintomatici e asintomatici – è l’osservazione che nasce dall’analisi dei tamponi – non variano in quanto a presenza del virus nei prelievi nasofaringei”. Questo dimostra, conclude lo studio “che le infezioni asintomatiche possono giocare un ruolo nella trasmissione di Sars-Cov-2”.
 
 
  
  
 

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