Coronavirus, la solidarietà di Ozil. Ma solo per i musulmani

Quel che è certo è che Mesut Ozil, 31enne calciatore dell’Arsenal, non passa mai inosservato. Né per quel che fa in campo, fantasista dai piedi buonissimi, né fuori. Anzi, soprattutto fuori. In particolare, da quando è diventato un fedelissimo del presidente turco, la “longa manus” di Recep Tayyip Erdogan in tante sue iniziative all’estero.

Qualche settimana il campione del mondo tedesco, dall’origine e dal nome inequivocabilmente turchi, e che infatti vuole tornare a giocare per la Nazionale con la mezzaluna e la stella, si era rifiutato di aderire all’iniziativa dell’Arsenal, suo club in Inghilterra, di ridursi il 12,5% dello stipendio per far fronte ai mancati introiti dovuti all’epidemia in corso. A Londra avevano aderito tutti i suoi compagni di squadra (eccetto un paio) allenatore compreso, lo spagnolo Mikel Arteta. Ma lui si era detto “non convinto” della necessità di ridursi l’ingaggio, che nel suo caso vale 350 mila sterline a settimana. Ozil, che è il più pagato della squadra (con un contratto che si aggira sui 20 milioni di euro) aveva spiegato di voler essere prima “sicuro del reale impatto finanziario della pandemia sulle casse del club”. Una presa di posizione che ha fatto alzare molte sopracciglia, e in generale in controtendenza rispetto alle intenzioni di molti calciatori di altri club europei che, magari controvoglia, hanno però accettato in buona parte di discutere con la propria dirigenza per arrivare a una riduzione degli stipendi.

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Passato qualche giorno, Ozil si è ora invece reso protagonista di un grande gesto di solidarietà. Il “Daily Sabah”, il quotidiano turco in lingua inglese che è usato ad Ankara come giornale di riferimento del capo dello Stato e attraverso cui vengono diffuse le notizie ufficiali, ha fatto sapere che il calciatore ha donato 713.000 lire turche, circa 92 mila euro, alla Mezzaluna Rossa turca. Lo scopo? Una colossale campagna di aiuti durante il Ramadan, il mese sacro di digiuno nel mondo musulmano, che è attualmente in corso. Con quello che Ozil guadagna, in pratica, in due giorni di lavoro, la sua donazione fornirà il pasto serale che quotidianamente interrompe il digiuno a qualcosa come 16 mila persone in Turchia.

Non solo. Altre migliaia di famiglie turche, in Siria, nelle zone di guerra più tribolate, riceveranno pacchetti alimentari grazie al regalo del giocatore. E addirittura 90 mila pacchi saranno recapitati a Mogadiscio, nella capitale della Somalia più volte visitata ufficialmente da Erdogan, che laggiù ha concluso negli ultimi anni contratti faraonici con il governo, dall’edilizia alle strutture militari. Un gesto che, per la vastità dell’aiuto e il suo raggio di azione sovranazionale, non passerà certo inosservato.

L’amicizia tra il forte centrocampista e il leader turco (un passato anch’egli da calciatore, prima di svoltare verso la carriera politica), dura ormai da diverso tempo. Il segno di affetto più clamoroso fu quello agli ultimi Mondiali di Russia, nel 2018. Pochi giorni prima del via alle partite, con il presidente in piena bufera in patria e all’estero per le decine di migliaia di arresti di dissidenti e oppositori, Ozil si fece a sorpresa ritrarre con lui, e lo definì “il mio presidente”. Apriti cielo. Una dichiarazione fatta in barba alla sua nazionalità tedesca, e al fatto che con la maglia bianca della Germania (e non con quella rossa della Mezzaluna con cui vuole giocare ora) avesse vinto, quattro anni prima, il Mondiale. Alla cancelliera Angela Merkel e ai tedeschi, tifosi e non, il gesto non piacque per nulla. E quando la Nazionale che fu di Beckenbauer fece un inizio disastroso in Russia, molte delle colpe furono attribuite – a torto o a ragione – alle prove scialbe di un giocatore che, forse, già appariva in crisi di identità.

   Lo scorso dicembre il fantasista si lanciò, ancora, in commenti piuttosto duri contro la politica cinese verso la minoranza musulmana degli uiguri nello Xinjiang, una popolazione che si considera turca e che difatti chiama quella regione “Turkestan orientale”. Mandando così su tutte le furie Pechino che, per ritorsione, cancellò sulla tv di Stato la diretta di Arsenal-Manchester City.

   Nel giugno di un anno fa, Mesut Ozil, sempre meno tedesco e sempre più turco, si sposò infine con l’ex miss Turchia, Emine Gulse. Testimone di nozze di gran lusso, nemmeno a dirlo: lo stesso capo di Stato della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdogan.



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