Coronavirus, la tecnologia aiuta ad evitare contagi

La tecnologia scende in campo nella battaglia contro il Covid-19. E lo fa con strumenti per migliorare la capacità diagnostica, evitare effetti collaterali pericolosi come le tromboflebiti, ma anche per consentire ai medici di “entrare” nel corpo del paziente pure se da remoto. “Un modo per mettere l’innovazione a disposizione della sicurezza e della più approfondita indagine clinica sul paziente, quanto mai importante se, come ancora purtroppo rileviamo, gli operatori sanitari vengono lasciati a combattere a mani nude contro il virus per carenza di dispositivi di sicurezza”, spiega Dario Manfellotto, presidente della Fadoi, la Federazione di medici internisti ospedalieri. Specialisti che “proprio per la loro capacità di osservazione a 360° dei pazienti Covid, spesso affetti da più patologie croniche, sono fin dalla prima ora in prima linea nella lotta al virus, coordinando dipartimenti dove oramai si lavora in un’ottica di collaborazione interdisciplinare”. Ed è in questa riorganizzazione, che ha visto superare di fatto anche la logica di divisione dipartimentale del lavoro, che la tecnologia è una alleata ancora più preziosa della medicina. Con quali strumenti? Rispondono tre medici schierati in prima linea nel contrasto all’epidemia: Francesco Dentali, Capo dipartimento  di medicina interna dell’ospedale “Sette laghi” di Varese, Fulvio Pomero, direttore Medicina interna Asl Cuneo 2 Alba-Bra e Ombretta Para, internista all’ospedale Careggi di Firenze.

Dalla Formula 1 all’ospedale

Come in F1 anche in corsia consente di monitorare da remoto tutta una serie di parametri indispensabili da tenere sotto osservazione nei pazienti Covid: saturazione di ossigeno nel sangue, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione del sangue. “Attraverso lo schermo di un Pc posizionato in un’altra stanza rispetto a quella del paziente – spiega Dentali – è possibile garantire una costante osservazione, senza la presenza fisica costante di medici e infermieri. Se qualche parametro non è nella norma scatta infatti un alert che ci consente di intervenire tempestivamente. Ad esempio di un paziente con fibrillazione atriale riusciamo a sapere se ha improvvise alterazioni della frequenza o del ritmo, ma nello stesso tempo con il controllo a distanza proteggiamo noi stessi e chi abbiamo in cura dal pericolo di contagio”.

L’ecografo formato smartphone

Portatile, piccolissimo, di dimensioni appena superiori a uno smartphone, consente di visitare dal “di dentro” il paziente Covid sottoponendolo ad ecografie di primo livello. “Senza spostare in radiologia pazienti contagiosi consente ecografie fondamentali come quella del polmone, ma anche di verificare l’equilibrio dei liquidi del paziente o il rischio di trombosi venosa profonda, frequenti nelle persone con Covid”, spiega Dentali.

Il dispositivo per la telemetria

I robot in corsia

In corsia arrivano i robot. A Varese sono sei i robot che aiutano il personale sanitario nell’assistenza a dodici pazienti affetti da Covid-19, un robot ogni due pazienti. Le macchine consentono il monitoraggio a distanza con la telecamera incorporata: gli operatori sanitari possono vedere il paziente e il monitor che ha accanto senza accedere fisicamente alla stanza, riducendo così il consumo di dispositivi di protezione e risparmiando tempo, compreso quello per la vestizione e la svestizione. Inoltre, per loro tramite, medici e infermieri possono anche parlare al paziente e, se non è in C-PAP, lui può rispondere. “Ovviamente questi robot non eliminano il contatto umano con il paziente, ma riducono gli accessi – spiega Dentali – anzi, facendoci risparmiare il tempo della vestizione e svestizione, che ha un impatto notevole sulla nostra attività, a migliorare sarà anche la qualità del tempo che dedicheremo ai nostri pazienti”.

I robot usati in corsia

Il Totem per monitorare a distanza

Nei due presidi ospedalieri della Asl di Cuneo 2 al Covid ci sono 4 totem che consentono di controllare il reparto dall’esterno. “I totem – spiega Fulvio Pomero, direttore Medicina interna Asl Cuneo 2 Alba-Bra – sono apparecchiature poste all’interno del reparto e dotate di una telecamera direzionale ad alta risoluzione, un microfono ad alta tecnologia e un video che consente di vedere l’interlocutore.

Il totem

Queste apparecchiature sono controllate dall’esterno via web e non nella rete aziendale. In questo modo riusciamo a limitare l’accesso del personale nei reparti e ridurre in questo modo l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale con conseguente minor rischio per gli operatori”. Ma non solo controllo sui pazienti: “Stiamo valutando – precisa Pomero – di poter estendere l’uso di questa tecnologia anche ai familiari dei pazienti in modo da poter favorire la loro comunicazione che rappresenta un fattore molto importante”.

Il “pompaggio” anti-trombosi

Si chiama “compressione pneumatica intermittente” e serve ai pazienti Covid ad alto rischio di trombosi venosa profonda, per i quali la somministrazione di eparina può non essere sufficiente. Le gambe del paziente vengono introdotte in un macchinario adagiato sul letto e iniziano una sorta di massaggio, che esercitando pressione sulle vene degli arti impedisce la formazione di grumi, che possono portare a trombosi con rischio di embolie polmonari, a volte letali.

Un monitor venuto dallo spazio

Per misurare il volume del sangue arterioso si usa un analizzatore di gas riprogettato, originariamente sviluppato affinché la ricerca spaziale misurasse lo scambio polmonare di gas per mezzo di uno spettrometro di massa. Con questo apparecchio delle dimensioni non più grandi di una 24 ore si ottiene un’analisi ancora più approfondita del gas presente nel sangue per valutare con precisione il livello di saturazione di ossigeno.

Il supporto psicologico

Nonostante l’emergenza si cerca di non trascurare gli aspetti psicologici. All’’Ospedale “Sette laghi” di Varese i pediatri, meno coinvolti in questa fase di contrasto al Covid, si sono offerti di garantire un contatto telefonico con i parenti dei ricoverati che non potendo comunicare con l’esterno generano angoscia nei propri familiari.
Ma supporto psicologico è stato garantito anche allo staff assistenziale, sotto stress da turni massacranti e condizioni di lavoro disagevoli. Per questo in alcuni raparti sono stati avviati progetti di “Resilienza Covid”. La resilienza è infatti la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi. Viene definita ‘una magia ordinaria’ e fonda su basi biologiche, sostenute dai sistemi di adattamento e sopravvivenza dell’uomo, che possono essere specificatamente potenziati con interventi dedicati. I progetti di ‘Resilienza Covid19’ prevedono la possibilità per gli operatori sanitari di avere sia un supporto telefonico immediato, che può essere ripetuto nel tempo, ma anche percorsi di psicoterapia breve telematica o gruppi di sostegno telematico, per chi avesse bisogno di un intervento più strutturato.

Lo smartphone che aiuta

“Lo smartphone in questa fase è davvero utilissimo – afferma Ombretta Para, responsabile nazionale Fadoi Giovani, internista all’Ospedale Careggi di Firenze – perché ci consente di far comunicare mediante videochiamate i pazienti con i familiari che in questa fase è un aspetto davvero importante. Inoltre, è utile anche nella clinica, per esempio con gli infermieri ci scambiamo i dati dei pazienti, la foto di un elettrocardiogramma. Inoltre è stato chiesto anche dagli psichiatri di poter effettuare delle consulenze prima della dimissione di un paziente”.

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