Coronavirus, Spotify a sostegno degli artisti. E conquista gli over 55

L’industria della musica, che nel 2019 ha visto un tasso di crescita di oltre l’8%, si trova con l’attuale pandemia, il blocco dei concerti, la chiusura dei club, l’impossibilità della promozione, il blocco degli studi di registrazione, a dover affrontare una nuova, inedita e clamorosa crisi. Per sostenerla si stanno muovendo in molti, le associazioni di settore, le società di collecting, gli operatori stessi e i musicisti. Ora è la volta di uno dei colossi della musica in streaming, Spotify, che fa arrivare anche in Italia il progetto “Covid-19 Sosteniamo la musica”, che ha lanciato in tutto il mondo per individuare soluzioni a sostegno degli artisti, dei musicisti, degli autori, dei tecnici, di quelli che sono stati maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia di coronavirus. Per ogni euro donato a Music Innovation Hub Spotify ne verserà un altro, raddoppiando così i fondi messi a disposizione per sostenere il mercato italiano della musica, come sta facendo in altre parti del mondo, con un investimento complessivo che arriverà fino a 10 milioni di dollari.

“La ratio di questa iniziativa si basa sulla necessità di intervenire a favore di musiciste e musicisti del comparto musicale”, dicono al Music Innovation Hub, “Il fondo sarà costituito dalle erogazioni liberali raccolte a partire da mercoledì 6 maggio 2020 e prevede l’erogazione di un contributo una tantum di 500 euro da erogare  sino al termine delle disponibilità delle risorse raccolte, settimanalmente, sulla base del plafond disponibile e non oltre i 25k euro settimanali. Un ulteriore contributo di 500 euro, ove sarà disponibile, sarà messo a disposione per le richiedenti ed i richiedenti ammessi al contributo che si impegneranno a seguire un corso di formazione nel proprio settore di competenza”.

Spotify è in prima linea anche in altre parti del mondo, collabora con MusiCares e Music Health Alliance negli Stati Uniti, Centre National de la Musique in Francia, la PRS Foundation e Help Musicians nel Regno Unito, Deutsche Orchester Stiftung in Germania. In Italia il partner individuato è stato il Music Innovation Hub spa (MIH), “un’impresa sociale che crede nella musica come strumento di emancipazione, inclusione e integrazione, forma espressiva in grado di sprigionare nuove energie e rompere le barriere sociali”.

A sostenere questa iniziativa sono in tanti, soprattutto le principali associazioni del settore musicale, come FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), AFI (Associazione Fonografici Italiani), PMI (Produttori Musicali Indipendenti) con la collaborazione di Comune di Milano e Milano Music Week. totale complessivo di 10 milioni di dollari a livello globale (includendo tutte le organizzazioni partner fino ad oggi).

“Il settore musicale è uno dei più colpiti dalla crisi dell’emergenza Covid-19: Spotify continua a svolgere un ruolo chiave nell’unire gli artisti ai propri fan, ma sappiamo che la sospensione dei tour e delle attività legate alla promozione di nuovi progetti stia causando perdite enormi per gli artisti, i musicisti e i professionisti che lavorano nell’intera filiera musicale” afferma Federica Tremolada, Managing Director Southern and Eastern Europe di Spotify. “Il progetto Spotify Covid-19 Sosteniamo la Musica, in collaborazione con Music Innovation Hub, vuole supportare la musica in un momento davvero cruciale”.

Il boom degli over 55

Spotify è in questo momento la principale fonte di ricavi per l’industria musicale, dato che lo streaming è diventata la principale forma d’ascolto per il pubblico assieme alla radio. Anzi, la crescita degli ascolti durante la pandemia è stata spinta non solo dal pubblico più giovane costretto in casa dal lockdown, ma anche dal pubblico degli over 55, che secondo un nuovo studio della Entertainment Retailers Association è il gruppo in più forte crescita tra quelli che hanno usato i principali servizi di streaming, Spotify, Apple Music, Amazon Music, Deezer e YouTube Premium. Secondo lo studio che la ERA ha svolto in Inghilterra, oltre un terzo dei nuovi abbonati ai servizi è composto da adulti che hanno più di 55 anni, e il dato probabilmente rispecchia quello che è accaduto anche in altri paesi. La media d’età del consumo di musica in streaming resta a favore dei più giovani, quasi il sessanta per cento degli abbonati ha meno di 34 anni, ma la crescita della fascia più adulta segnala un cambiamento interessante che potrà portare nuovi sviluppi nel prossimo futuro.

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