Così l’ente grillino ha dato la caccia ai politici

“Solo un controllo”. Ma l’Inps ha nascosto la lista a Camere e ministero del Lavoro

«La notizia non è uscita né direttamente né indirettamente dal sottoscritto», assicura Pasquale Tridico. E a dargli man forte arriva una nota del quotidiano Repubblica («non è lui la nostra fonte») dopo che il presidente dell’Inps svela di aver ricevuto una chiamata del direttore Maurizio Molinari, che gli chiedeva conferme.

«Non gli ho dato i nomi – assicura Tridico- noi garantiamo la privacy». Affermazione singolare, visto che la notizia dei bonus da 600 euro ai parlamentari è arrivata ai media seguita subito da indiscrezioni sui nomi di due deputati di opposizione. «Saranno stati gli hacker», ironizza su twitter l’ex sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Sta di fatto che l’economista, mentre difende sé stesso e la «struttura tecnica» dell’Inps, butta lì che c’era qualcun altro a conoscenza della notizia: «Il 30 maggio l’ho comunicata al Cda». E in difesa dei quattro componenti non spende una parola. Inelegante, come minimo.

Tridico poi, fa una lacunosa ricostruzione dell’accaduto, ma unendo i puntini, una cosa emerge chiara: l’ente ha dato la caccia ai politici che hanno chiesto l’indennità Covid. Una strana ricerca mirata che, unita alla rivelazione agostana, ha il sapore velenoso di un dossieraggio. L’economista conferma ciò che ha scritto il Giornale: l’Antifrode ha sottoposto a controlli la posizione di chi era iscritto ad altre casse oltre alla gestione separata dell’Inps, condizione che, secondo la legge, faceva perdere il diritto all’indennità. Tridico rivela che il controllo ha riguardato 40mila persone di varie categorie che come i parlamentari, hanno una propria cassa di previdenza. «Ma le Camere -ha spiegato- non condividono con noi i loro archivi. Quindi l’Antifrode ha verificato con gli open data di Camera, Senato e ministero dell’Interno».

Già: ma se l’Inps non aveva nei propri archivi i dati, vuol dire che i nomi di parlamentari e consiglieri regionali non sono saltati in automatico agli occhi dell’Antifrode. Chi ha deciso di recuperare l’elenco degli eletti e incrociarlo con i dati delle richieste dei 600 euro? E se l’operazione era un controllo istituzionale, perché accedere solo a dati pubblici e non chiedere a ministero e Camere di collaborare fornendo i loro elenchi?

Tridico non lo spiega, così come non spiega come mai a due deputati su 5 il bonus sia stato negato. E non risponde nemmeno all’insistente domanda in audizione di Guglielmo Epifani, che chiede come mai sia stato stilato un elenco di duemila politici che include anche consiglieri comunali i quali, a differenza di deputati e consiglieri regionali, non hanno una propria cassa di previdenza né laute indennità, per cui non sono in difetto né dal punto di vista legale né da quello etico.

L’altro buco clamoroso è nei tempi: il presidente grillino, mentre costruisce un castello di scuse per i ritardi nella cassa integrazione, spiega di aver appreso dei 600 euro ai politici a fine maggio. A quel punto, logica vorrebbe che, dopo la segnalazione dell’Antifrode, l’Inps proceda con la revoca dei 600 euro. Invece esce il gossip e la pratica resta nel cassetto da mesi. «Stiamo valutando», assicura Tridico. «Mi chiedo come mai l’ente non abbia chiesto lumi al ministero del Lavoro», si interroga Guglielmo Loy, presidente del Consiglio di vigilanza Inps. E a chi in audizione domanda come mai in due mesi l’Inps non abbia chiesto nemmeno un parere alla Camera, Tridico risponde candido: «Già, buona idea».


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