Covid-19, neri e minoranze le categorie più colpite

Nella prima settimana di pandemia a St. Louis in Missouri tutte le vittime erano nere di pelle. Il 68 per cento dei morti per Coronavirus della città di Chicago era afro-americano, quando la percentuale sul totale della popolazione della città è soltanto del 30. Questi numeri sono stati finora giustificati dalle disparità sociali, dai contesti sovraffollati in cui vivono i neri americani, dalla mancanza di una assicurazione sanitaria e quindi di una peggiore condizione fisica generalizzata che, nel caso americano, si traduce in diabete, asma, obesità e malattie cardiovascolari. E persino dal fatto che in alcune città la discriminazione ha spinto la polizia a chiedere ai neri di togliere mascherine e protezioni su bocca e naso. E che i febbricitanti sono andati a lavorare dopo aver preso un’aspirina per non perdere un giorno di stipendio.

E dire che all’inizio veniva ripetuto che i neri erano protetti in qualche modo da Sars-Cov-2. Sin da gennaio sui social media ha circolato la notizia che la pelle scura protegge dal virus, idea suffragata all’inizio sia dall’assenza di casi in Africa che dal ricovero in Cina di uno studente del Camerun, dimesso sano dopo poco tempo. Secondo Facebook proprio a causa della sua pelle nera. La falsa notizia dell’immunità da parte dei neri – ha sottolineato Olga Robinson, del team disinformazione della BBC Monitoring – è stata poi rilanciata non solo nelle comunità nere americane ma sui social di Nigeria, Uganda, Zambia e Kenya ingenerando falsi sensi di sicurezza.

Non molto diversa – in termini di epidemiologia – la situazione in Gran Bretagna, paese con alta prevalenza di cittadini provenienti da India e Pakistan. Secondo l’Ons, l’ufficio per le statistiche equivalente britannico dell’Istat, l’impatto maggiore del coronavirus è stato registrato proprio sulle minoranze etniche. Con una probabilità di morire di Covid-19 di quattro volte maggiore rispetto ai bianchi. Secondo l’Ons queste drammatiche differenze non sono però legate a condizioni preesistenti come la differenza di cure, salute, alloggio. A parità di condizioni di partenza, infatti, il rischio di morte per Covid è più alto per le persone di Bangladesh e Pakistan: 1,8 volte in più – quindi quasi doppio – per un uomo e 1,6 per una donna. Il rischio per cinesi e gruppi etnici misti è invece molto simile a quello delle persone con pelle bianca.

Certo, non sappiamo ancora quali siano le ragioni. Però, ha dichiarato al Guardian Zubaida Haque,direttrice del gruppo per l’uguaglianza di razza Runnymede, il fattore colore della pelle non è mai stato considerato come importante statisticamente nello stabilire i soggetti a maggior rischio Covid. E la scoperta, ha ammesso amareggiata Helen Barnard, direttrice  della Joseph Rowntree Foundation, ci ricorda soltanto come sebbene si stia affrontando tutti la stessa tempesta, non siamo tutti quanti sulla stessa barca.



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