Dal 4-3 di Messico ’70 all’ossessione del 4-2. Il futuro dei leader appeso alla “remuntada”

È il risultato inseguito dai due schieramenti. Come in una partita di calcio

Non chiamatela «partita del secolo», ma come minimo sarà la sfida di cartello della legislatura. Le prossime Regionali prendono corpo nei calcoli di candidati e leader di partito, tutti ossessionati da una particolare numerologia. Leggasi 4-2 o 2-4 a seconda del punto di vista, un verdetto double face a cui sono appesi le sorti dei territori e, soprattutto, il destino della maggioranza che sostiene la squadra di Palazzo Chigi.

Nella prima estate di vera campagna elettorale il passatempo preferito sotto l’ombrellone è un rebus fatto di incroci di volti, di voti, combinazioni di alleanze e percentuali nei sondaggi, ma alla fine si arriva sempre allo stesso risultato: 4 a 2. Roba da diventar matti, insomma. È il paradosso matematico che fa scervellare Di Maio e Zingaretti alla ricerca della soluzione salva-cadrega. Dall’altra parte dello specchio Berlusconi, Salvini e Meloni vedono un 2 a 4 di partenza, augurandosi di trasformarlo nel suo esatto contrario da qui alla notte del 21 settembre. Liguria, Toscana, Veneto, Marche, Campania e Puglia: cambiando l’ordine degli addendi il futuro della politica nazionale può cambiare eccome. Per questo il premier invoca «intese» e «sinergie» tra grillini e democratici nelle Regioni in cui la situazione appare in bilico. Sebbene un eventuale 5 a 1, o peggio ancora il cappotto del 6 a 0, siano ipotesi che non vengono contemplate più che altro per scaramanzia, perché sennò crolla tutto.

Nell’immaginario nazionale il leggendario 4-3 di Messico ’70 viene quasi offuscato da questo dannato «4-2» che si sente ripetere nei comitati elettorali di mezza Italia. Solo che al posto degli eroi azzurri Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera c’è il gioco delle improbabili coppie giallorosse Giani-Galletti (Toscana), Mangialardi-Mercorelli (Marche) ed Emiliano-Laricchia (Puglia). Ma tant’è: il calcio resta una delle metafore più facilmente esportabili nell’agone politico. Con il centrodestra che architetta rimonte tipo quella dell’Inter sul Milan nell’ultimo derby di campionato prima dello stop; o sogna di imitare il ribaltone riuscito proprio ai rossoneri ai danni della Juventus nella fase post lockdown del torneo. Guarda caso, entrambe gare passate da 0-2 a 4-2 nel giro di pochi minuti. Con lo spettro della remuntada dietro l’angolo, il mister Conte (Giuseppe) fa gli scongiuri e spera di non dover abbandonare il suo posto in panchina all’inizio della nuova stagione, cioè già in autunno.


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