Dall’Iva alla fibra ottica. Conte ritorna grillino. Gelido silenzio del Pd

Sull’imposta solo il 5s col premier, che elogia l’idea di Grillo sulle reti. Sicurezza, altra lite

Sul taglio dell’Iva, coniglietto tirato fuori dal premier Conte dal cappello vuoto dei suoi pomposi Stati generali, scoppia subito la bagarre.

I grillini spingono ma il Pd frena, e con lui Bankitalia, Confindustria, Cgil e parte dell’opposizione: i costi sarebbero altissimi, gli effetti positivi nulli o quasi. E comunque, obiettano in molti, serve prima una riforma complessiva del fisco, e non una nuova pezza a colori.

Davanti alle obiezioni Conte cerca di ridimensionare: «Potrebbe essere abbassata per un periodo breve di tempo per una ripartenza dei consumi». La grillina Castelli insiste: «Stiamo lavorando ad una rimodulazione temporanea e selettiva». Ma il ministro dell’Economia, di cui è vice, è contrario: non solo l’operazione sarebbe costosissima e di dubbia efficacia sui consumi, ma andrebbe anche contro la richiesta europea di spostare la tassazione dalle persone alle cose. Conte dice di ispirarsi alla Germania, che nel maxi piano da 130 miliardi lanciato dalla cancelliera Angela Merkel, ha previsto la riduzione Iva per sei mesi. Ma la Germania ha conti pubblici in ordine e quindi può permettersi un extra-deficit. L’Italia ha un debito pubblico che viaggia verso il 155%, dopo anni di allegre spese clientelari per pensioni anticipate e redditi di cittadinanza. Il governatore di Bankitalia Visco invita ad «una visione complessiva» del sistema fiscale italiano e «non imposta per imposta». Così come complessiva deve essere anche la gestione dei fondi europei, da non disperdere in mille rivoli, ma da spendere «bene e in progetti utili». Il governo manca di «visione complessiva», attacca anche Forza Italia con Antonio Tajani: «Dopo una settimana di Stati Generali, uscire con una proposta sull’Iva, già bocciata, mi pare davvero poco». Taglia corto il dem Misiani: «Sarebbe un’operazione decisamente complessa». Anche Luigi Marattin, di Italia viva, non è convinto: sottolinea, anzi, che se si vogliono tagliare le tasse è più urgente un intervento sul costo del lavoro. Mentre l’ex titolare dell’Economia Piercarlo Padoan ricorda che sul tavolo ci sono Sure, Mes e Recovery fund «che possono finanziare – ha precisato Padoan – spese in conto capitale, non certo misure di spesa corrente o di riduzione di imposte che sono spese permanenti».

Non pago della boutade sull’Iva, lanciata per distogliere l’attenzione pubblica dall’inutilità della kermesse «Stati generali», ieri Conte ha aperto un ulteriore fronte, inseguendo Beppe Grillo. L’anziano ex comico (seguendo i suoi interessi, raramente trasparenti) se ne è uscito ieri con un attacco al management di Open fiber, la società Enel-Cdp che sta costruendo la rete in fibra ottica, e ha chiesto al governo di comprarsi la maggioranza di Tim e, in pratica, di creare un mega-monopolio di Stato nelle telecomunicazioni.

Eppure Conte, che nel frattempo si stava esibendo in una «intervista» – assai simpatizzante – con il Fatto Quotidiano, sposa la tesi di Grillo: «È una buona idea, è uno dei percorsi che stiamo valutando anche se non posso dare ora soluzioni concrete», dice. Silenzio gelido dei Dem.

Nel frattempo la maggioranza continua a litigare, senza trovare punti d’incontro, anche sulla modifica dei decreti Sicurezza: il Pd vorrebbe cambiare le norme salviniane, i Cinque stelle non ne vogliono sentir parlare e così, ieri, l’ennesimo vertice al Viminale è finito nel nulla, con i grillini che vogliono rinviare tutto a «dopo l’estate» e comunque dicono «no alla cancellazione del passato». E il Pd che, ancora una volta, si ritrova a stringere un pugno di mosche.


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