De Beauvoir e Zaza, ‘Le inseparabili’

Sul ‘New York Times’, la figlia adottiva di Simone de Beauvoir (Parigi, 1908 – 1986), Sylvie Le Bon, è tornata a parlare tempo fa de ”Les Inséparables”, un romanzo autobiografico inedito dell’autrice de ”I mandarini”, resoconto di una suo intenso rapporto d’amicizia con una compagna di studi negli anni Venti, che uscirà a ottobre in Francia e contemporaneamente in Italia, edito da Ponte alle Grazie. I diritti sul romanzo sono già stati venduti in 17 paesi. L’opera si va ad aggiungere ai tre titoli dell’autobiografia della scrittrice: ”Una ragazza perbene”, ”L’età forte” e ”La forza delle cose”.
    Il romanzo la de Beauvoir iniziò a scriverlo cinque anni dopo la pubblicazione nel 1949 del suo saggio militante e femminista ”Il secondo sesso” e alla sua conclusione fecce leggere quelle 176 pagine dattiloscritte al suo compagno, Jean-Paul Sartre, che le prospettò le sue perplessità, tanto che alla fine venne risposto in un cassetto, forse anche incompiuto.
    Del resto il lavoro pareva troppo intimo alla stessa autrice che non lo volle più pubblicare in tutta la sua vita. La figlia racconta che però, prima di morire nel 1986, sua madre le sussurrò qualcosa che sembrava proprio riferito a quel manoscritto, del quale diceva che ne poteva fare ”qualunque cosa volesse”. Del resto, aggiunge, ”lei stessa distrusse le opere di cui non era soddisfatta. E questa invece la ha lasciata da parte intatta”.
    Il romanzo autobiografico ripercorre la relazione ”passionale e tragica” di Simone con Elisabeth Lacoin, nota come Zaza, concentrandosi nel ricostruire e indagare l’educazione sessuale e intellettuale delle due ragazze dall’età di nove anni fino alla morte di Zaza, a 21 anni, che nel frattempo era diventata la fidanzata di Maurice Merleau-Ponty, il quale però era osteggiato dalla famiglia e dalla madre di lei, al punto che riuscì a impaurirlo costringendolo a sparire dalla vita della figlia, che ne soffrì terribilmente. E’ il periodo più o meno in cui anche Simon, innamorata del cugino, viene da questo abbandonata per un’altra. La morte di Zaza fu allora un avvenimento che la segnò drammaticamente in profondità e di cui, come si legge nell’altro suo romanzo autobiografico del 1958 “Memorie di una ragazza perbene”, dice: ”È stato solo quando mi sono confrontata con Zaza che ho sono arrivata a capire amaramente la mia banalità… l’abbiamo allora combattuta insieme ribellandoci al destino che ci attendeva [il dover essere madri]. Ho pensato di aver pagato con la sua morte la mia stessa libertà”. La de Beauvoir ha più volte affermato come quella sua intensa relazione con Zaza fosse stata fondamentale per un confronto e l’elaborazione delle sue idee sulla differenza di genere e il sessismo.
    Merleau-Ponty, studente di filosofia, faceva parte del gruppo in cui erano anche Levi-Strauss, Raymon Aron, Paul Nizan e Jean-Paul Sartre, con cui Simon de Beauvoir avrà una storia e diverrà il suo compagno di una vita, grazie a un rapporto intellettuale intensissimo e una libertà sessuale reciproca. Del resto la sua esistenza fu libertaria e di contestazione continua e da quando negli anni ’30 insegna a Rouen diede spesso scandalo: ”Di me sono state create due immagini. Sono una pazza, una mezza pazza, un’eccentrica – si legge in ”La forza delle cose” – Ho abitudini dissolute; una comunista raccontava, nel ’45, che a Rouen da giovane mi aveva vista ballare nuda su delle botti; ho praticato con assiduità tutti i vizi, la mia vita è un continuo carnevale…. Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio invece a una patronessa, a un’istitutrice (nel senso peggiorativo che la destra dà a questa parola), ad un caposquadra dei boy-scout. (….) Nulla impedisce di conciliare i due ritratti. Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere. È una vita che ne vale un’altra: che ha i suoi motivi, il suo ordine, i suoi fini che si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente”.
    Il manoscritto de ”Les Inséparables” non aveva titolo e la Le Bon dice di averlo scelto lei dopo aver visto che questo termine compariva più volte nel testo. Gli studiosi si erano chiesti più volte che fine avesse fatto questo manoscritto, in particolare dopo la pubblicazione di altri testi inediti della scrittrice. La Le Bon, che ha oggi 79 anni, spiegò allora nell’articolo sul quotidiano americano che negli anni ”altri testi saggistici e necessità più importanti si sono semplicemente messi in mezzo, per cui è arrivata solo oggi a affrontare la questione degli inediti di narrativa e de ‘Les Inséparables’ ”. (ANSA).
   


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