Decreto rilancio, altra giornata di attesa. Migranti, turismo, coperture: ecco i nodi ancora da sciogliere

Decreto aprile, decreto maggio e ora – scaramanticamente – solo decreto rilancio. Cambia nome ma il provvedimento da 55 miliardi, nato per sostenere imprese e famiglie nella fase due, non vede ancora la luce. In parte per motivi politici, in parte per difficoltà nel trovare le coperture. Ieri il preconsiglio si è interrotto a tarda notte – all’una e mezzo –  e il consiglio dei ministri dovrebbe avvenire in serata. Ma ormai il condizionale è d’obbligo. Non è stato ancora convocato. E non si esclude uno slittamento a domani.

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La regolarizzazione dei migranti

È il nodo politicamente più delicato. Su cui si sta consumando, da giorni, un duello tra Italia Viva da una parte (con l’appoggio di Pd e Leu) e i 5Stelle dall’altra. Ma ci sono divisioni all’interno dello stesso Movimento, la regolarizzazione dei migranti, con l’ala destra sulle barricate. Tanto che un accordo nel governo, inizialmente siglato nella notte tra domenica e lunedì, è saltato ieri. Contestato apertamente dal sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, il più intransigente nel porre il veto. All’insegna del no allo scudo penale per i datori di lavoro. Ma con il sospetto di una regia dello stesso Di Maio. Oggi interviene lo stesso premier Conte, dicendo: “Regolarizzare per un periodo determinato immigrati che già lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato, contrastare il lavoro nero, effettuare controlli sanitari e proteggere la loro e la nostra salute tanto più in questa fase di emergenza sanitaria”.

Nelle ultime ore le distanze sembrano essersi ridotte. La sanatoria sarà rigettata se il datore di lavoro è stato condannato per reati come il favoreggiamento dell’immigrazione, il caporalato e lo sfruttamento della prostituzione. Naturalmente, la battaglia riguarda direttamente la platea dei benificari. Dovevano essere 5-600mila nella versione originaria. Con i paletti M5S saranno molti meno.

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Scontro sul turismo

Il bonus per le ferie divide soprattutto Pd e Italia Viva. L’idea è di concedere un bonus vacanze agli italiani fino a 50mila euro di reddito Isee. Ma i renziani sono perplessi: vorrebbero destinare direttamente i 2 miliardi previsti per il bonus alle imprese alberghiere e non alle famiglie. Anche alcuni operatori sono critici, perché gli albergatori dovrebbero anticipare lo sconto ottendendo in cambio un credito di imposta a fine anno. Intanto il governo ha cancellato la rata Imu di giugno per alberghi, pensioni e stabilimenti balneari.

Le proteste di Comuni e Regioni

Collegata alla questione turismo, è la lettera di protesta inviata dai sindaci di sette città fortemente legate alle entrate del settore. “Le nostre città rischieranno seriamente il default e l’impossibilità oggettiva di spingere il sistema paese nella ripresa economica e turistica”, hanno scritto al premier Conte i sindaci Gnassi, Brugnaro, De Magistris, Nardella, Orlando, Raggi, Sala. Ma anche le Regioni protestano: hanno chiesto 5,4 miliardi per coprire i fondi persi a causa dell’emergenza coronavirus, hanno ottenuto un miliardo e mezzo.

Irap

Complicato anche il nodo della cancellazione dell’Irap, cioè il pagamento del saldo-acconto previsto per il 16 giugno. Potranno benificiarne le aziende con un fatturato fino a 250 milioni di euro danneggiate dall’emergenza sanitaria. Inizialmente era prevista solo per chi avesse perdite fino a un terzo. Su pressione dei renziani, il vincolo sembra essere saltato. L’abbuono ci sarà, al di là delle perdite. 

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Banche decotte

Tensione nei 5Stelle anche per una norma a tutela delle banche: quella sulle garanzie dello Stato per i prossimi sei mesi fino a un valore nominale pari a 15 miliardi per le nuove passività degli istituti di credito. I grillini – che hanno fatto del caso Banca Etruria un loro cavallo di battaglia – restano in guardia.



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