Decreto rilancio, fare presto per risollevare i consumi. Su debito e conti, l’incognita Moody’s

Prima il declassamento dell’agenzia di rating Fitch del nostro debito sovrano arrivato, a sorpresa, la settimana scorsa. Successivamente la sentenza della Corte costituzionale tedesca contro il quantitative easing creato da Mario Draghi determinante per tenere sotto controllo spread e tassi. Infine la lettera del ministro dell’Economia olandese Wopke Hoekstra al suo Parlamento dove si pongono condizioni severe sulla sostenibilità del debito per accedere allo sportello sanitario europeo del Mes, il fondo salva-stati.

Viste da Roma le tre vicende, di natura diversa, contribuiscono ad aumentare il clima di incertezza sul Paese. L’epidemia ha colpito tutti e tutte le economie e i conti si faranno solo alla fine, tuttavia il governo ha scoperto le carte già nelle previsioni del recente Documento di economia e finanza e per l’Italia la situazione è critica. Il Pil quest’anno si contrarrà dell’8 per cento, sempre ammesso che da questo mese si riprenda gradualmente l’attività produttiva, e il deficit-Pil salirà al 10,4 per cento. Queste due cifre scontano già gli interventi a difesa del lavoro e delle imprese varati e in programmazione: 20 miliardi dal cura Italia di marzo e 55 dal decreto aprile-maggio per i due mesi successivi.

E’ evidente che prima arriverà il secondo decreto, che polemiche e richieste rischiano di far somigliare alle vecchie “Finanziarie”, prima metteremo al sicuro una minima tenuta della domanda da parte dei consumatori e una minima sopravvivenza delle imprese. E’ un requisito essenziale per la “fase 2”. Nonostante ritardi e caos la cassa integrazione è stata finanziata sufficientemente e per la prima volta è stato varato un ammortizzatore sociale per le partite Iva. Tirare la corda chiedendo maggiori risorse e sussidi pesando ancora di più sul debito ci espone a rischi non solo nel post-virus ma anche nelle prossime ore.

Dopo le tre gelate, cui abbiamo accennato, venerdì prossimo, il giorno 8, si esprimerà sul nostro rating anche Moody’s. Lo farà mentre si attende per il fine settimana una soluzione per il decretone da 55 miliardi, e soprattutto in concomitanza con l’Eurogruppo che dovrà dire una parola decisiva sulle condizioni a cui i vari paesi potranno accedere ai finanziamenti del Fondo salva-Stati. Per l’economia la buccia di banana è stesa sulle strade di questo fine settimana.   



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