Delirio di Sardine e Muccino: Salvini se l’è andata a cercare

Santori giustifica la donna che ha strappato rosario e camicia al leghista: “Colpa delle sue provocazioni”

Ci sono provocazioni e provocazioni. Ma mentre alcune vengono tollerate, altre no. È il solito giochino dei due pesi e delle due misure che alla politica piace tanto.

Mercoledì è stata la giornata toscana di Matteo Salvini, culminata con l’aggressione subìta in quel di Pontassieve. La donna congolese che gli ha strappato la camicia e i due rosari, maledicendolo, ieri ha bisbigliato un timido «mi dispiace». Ma dal Comune a guida Pd, invece, nessun commento. Il sindaco Monica Marini, anzi, aveva appellato l’arrivo di Salvini come «ospite sgradito». Provocazioni tollerate.

La sardina Mattia Santori torna a boccheggiare giustificando l’atto di violenza: «Davanti alla provocazione continua, non è inverosimile imbattersi in comportamenti di risposta violenti», sproloquia. Per fortuna non sono tutti così e Salvini viene inondato di messaggi di solidarietà da tutti gli schieramenti. Nicola Zingaretti dice che «l’odio e la violenza non devono contaminare la politica», un tweet che fa salire la pressione al regista Gabriele Muccino, che di odio (rosso) invece ne cova parecchio: «Nessuna solidarietà. Ci sono delle differenze di comportamento che hanno delle conseguenze. Anche comprensibili», ha risposto. Provocazioni tollerate. «Vede è lei il primo ad incitare all’odio», gli replica uno che probabilmente non vedrà mai più un suo film.

L’unico a non esprimersi è stato il presidente del Consiglio. «Incredibile», dice ieri mattina Salvini ad Agorà. Ma l’unica cosa «incredibile» è che alle 11,20 esce una Adnkronos nella quale Conte definirebbe «inaccettabile», l’aggressione, facendo riferimento ad una riunione del giorno prima, nella quale avrebbe stigmatizzato l’accaduto di fronte ai ministri. Peccato che di quella presa di posizione nessuno abbia la prova. Tanto che la Lega ha criticato il «vergognoso silenzio» del premier.

Due pesi e due misure pure sulla stampa. Il Corriere dedica alla notizia l’apertura di pagina 11, ma senza richiamo in prima. Repubblica ci apre pagina 10 e fa un piccolo richiamo in prima. La Stampa si limita ad una fotonotizia a pagina 12 e ad un accenno nel «Buongiorno» di Feltri in prima. La Verità fa un fogliettone a pagina 18 col richiamo in prima. E, dulcis in fundo, il Fatto quotidiano, si sforza a fare un boxino di 10 righe a pagina 10. Vabbè, mettiamola così: al leader dell’opposizione russa Aleksej Navalny, è andata peggio.

Una giornata complicata quella Toscana di mercoledì. Prima dei fatti di Pontassieve, infatti, Salvini è stato a Fucecchio (il paese di Montanelli), dove il Comune gli fa trovare come palco, uno sgabello al sole, in una strada trafficata, ai margini del mercato settimanale. Se fosse stato il candidato del Pd, Eugenio Giani, gli avrebbero srotolato il tappeto rosso nella rinnovata piazza Montanelli. Ma così è. I due pesi e le due misure, appunto. Il sindaco del paese, poi, Alessio Spinelli, si presenta al comizio, senza salutare il senatore, con sotto braccio un pacco di volantini elettorali del Pd, insieme alla candidata per la lista «Orgoglio toscano per Giani», Federica Banti. Il candidato della Lega alla Regione, Leonardo Pilastri, gli fa notare che un sindaco non può fare campagna elettorale. Il sindaco passa i volantini alla sua segretaria e prende in giro il leghista invitandolo a cambiarsi la maglietta sudata. Provocazioni tollerate.

Ha ragione Salvini: gli unici fascisti rimasti oggi, sono quelli rossi.


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