Di Maio si riposiziona pure su Aspi. Ormai con Giuseppi è guerra aperta

Palazzo Chigi è per la cacciata senza se e senza ma. L’ex leader M5s corre a sconfessarlo: l’obiettivo è farlo cadere e poi sostituirlo

Se uno dice una cosa, l’altro si sente quasi in obbligo di dire il contrario. È il dualismo tra il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Così quando il presidente del Consiglio tentennava di fronte alla possibilità di revocare la concessione autostradale ad Autostrade per l’Italia, società controllata dalla famiglia Benetton, l’ex capo politico grillino accendeva la miccia della linea dura.

Da qualche giorno le posizioni si sono capovolte. Con Conte che è diventato più barricadero, beccandosi i complimenti di Alessandro Di Battista, e Di Maio che ha capito che la revoca non è una soluzione praticabile. Circostanza peraltro confermata dall’Avvocatura dello Stato che ha sconsigliato l’annullamento della concessione e il contenzioso con i Benetton che ne deriverebbe. Le differenze sembrano sfumature, ma indicano un approccio opposto nella vicenda, e due strade radicalmente diverse. Mentre nel M5s fioccano le dichiarazioni pubbliche per una revoca senza se e senza ma, Di Maio comincia a parlare di togliere alla holding di Ponzano Veneto la gestione di Aspi. Che è cosa ben lontana dalla revoca ed eviterebbe il rischio di multa per lo Stato. I Benetton sarebbero anche disposti a un aumento di capitale per favorire l’ingresso di nuovi soci, ma alla Farnesina sanno benissimo che l’unica mediazione possibile in grado di tenere compatto il M5s è l’estromissione totale della dinastia veneta dal controllo delle autostrade italiane.

Comunque il dato politico è che anche la maggioranza degli esponenti grillini al governo e in Parlamento ha capito che la revoca è da evitare. Gli unici a tenere la barra dritta sulla soluzione più radicale sono i pochi uomini vicini a Di Battista e qualche parlamentare, con sensibilità marcatamente di sinistra, fedele al presidente della Camera Roberto Fico. «L’obiettivo è evitare che i Benetton continuino a occuparsi delle autostrade, non dobbiamo per forza revocare la concessione ad Aspi», chiosa un eletto del giro di Di Maio. Il che vuol dire che tutte le strade sono percorribili per raggiungere lo scopo e consegnare alla folla lo scalpo dei Benetton. E l’ex capo politico ci sta lavorando, ascoltando i suggerimenti che gli arrivano dal Pd, ma anche dai renziani di Italia Viva.

Questi movimenti di Di Maio su Autostrade, nelle ultime ore hanno acuito la tensione con Palazzo Chigi. In un clima fatto di sospetti reciproci. In alcuni settori del M5s vicini a Conte sono ormai convinti che il ministro grillino abbia come unico fine quello di levare al premier la sua poltrona. Con qualsiasi maggioranza e attraverso qualunque alchimia di Palazzo. Dalle parti dell’ex leader dei Cinque Stelle si legge l’accelerazione di Conte sulle concessioni come un tentativo di parlare alla pancia dell’elettorato pentastellato e puntare alla leadership sfruttando le voci su un Di Maio «pronto al governo con Berlusconi».

Tornando sul lato «contiano», a Palazzo Chigi un altro timore è che il titolare della Farnesina abbia fatto di tutto per stoppare l’alleanza con il Pd alle prossime regionali in modo da consegnare più regioni possibili al centrodestra e dare una spallata a Conte. Intanto uno dice una cosa e l’altro il suo contrario.


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