D’Innocenzo, i gemelli diversi: esce on demand il loro ‘Favolacce’

Dopo il folgorante debutto con La terra dell’abbastanza Fabio e Damiano D’Innocenzo hanno alzato il tiro con l’opera seconda, Favolacce, premiata all’ultima Berlinale per la sceneggiatura. Destinata alla sala, arriva invece on demand l’11 maggio (Su Sky Primafila, Premier, TimVision, Chili, Google Play, Infinity, GC Digital e Rakuten tv). Un dispiacere per i fratelli, talento originale del nostro cinema, che avevano girato con lenti costose e pensato l’opera per il pubblico del cinema, ma anche occasione per trovare spettatori nuovi e inaspettati.

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Favolacce è un film disturbante, personale, di quelli che ti accompagnano nei giorni successi. Ambientato tra le famiglie delle villette a schiera di un paesino del Lazio, è un racconto corale con Elio Germano, attori emergenti e altri sconosciuti, più una formidabile schiera di bambini. Dentro le case più spartane o con velleità consumistiche – la famiglia di successo ha la piscina gonfiabile in giardino – si consuma una quotidianità sotto la cui superfice si nascondono pulsioni imprevedibili. “Il mondo che raccontiamo è caratterizzato dalle fragilità che tentiamo di nascondere invece di affrontare. Siamo il frutto degli errori che da ragazzini abbiamo visto commettere agli adulti. E odiamo il cinema consolatorio, quello che edulcora la realtà considerando lo spettatore uno stupido. Fare sconti è da bastardi, e se non avessimo temuto il divieto ai minori di diciotto anni saremo stati ancora più duri”. 

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I gemelli, classe 1988, cresciuti tra Tor Bella Monaca, periferia romana, e Anzio, cittadina di mare, sono scrittori, poeti e cineasti autodidatti, hanno pubblicato da poco un libro di fotografie, ma nel passato ex giardinieri, ex ghostwriter, ex disegnatori. Favolacce, il titolo è una crasi tra favole e parolacce, lo hanno scritto quando avevano 19 anni, “siamo riusciti a girarlo solo oggi che abbiamo imprato ad amare tutti i personaggi, anche quelli più estremi”.  Ma il sogno del cinema era arrivato molto prima, scavallati i dieci anni. “Era un sogno che non ci potevamo permettere. La prima parte dell’infanzia è stata burrascosa, la seconda tranquilla, disegnavamo, giocavamo a calcio”. Anche se ad Anzio, confessa Damiano, non resce proprio a tornare. Hanno sviluppato, i due gemelli diversi tra loro e nel panorama artistico, un rapporto simbiotico, che li ha isolati all’interno della loro stessa famiglia. Ma avvertono, “la periferia non è sinonimo di ignoranza e degrado, noi siamo cresciuti nel Principato di Torbella tra buone letture, film, arte. La cultura è sempre stata un valore importante”.

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D’Innocenzo sono diventati un caso alla Berlinale di due anni fa, acclamati dalla critica internazionale. Anche Favolacce è stato accolto benissimo. “Avevamo in programma una infinita lista di Festival in tutto il mondo, dove portare il nostro film. Non sappiamo cosa succederà ora, spesso i festival minori sono i più belli, il contatto con il pubblico è più caldo”, dice Damiano.

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I progetti li racconta Fabio: “Il prossimo film sarà un thriller. Ci piace cambiare genere, lo facciamo con estrema umiltà. Lo consideriamo il nostro terzo film di esordio. Abbiamo fatto un enorme studio di questo genere per poi disarticolarne tutte le regole. Sarà un film molto personale, non siamo così bravi da non fare un film che non racconti di noi”.



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