Distanziamenti, la scuola nel caos. Il Cts: “Pericolosissimo riaprire”

A meno di un mese dall’inizio della scuola è caos totale: presidi e insegnanti temono il contagio dopo la deroga al distanziamento. Guerra del Cts lancia l’allarme legato all’aumento dei casi

La scuola è nel caos più completo. Prima erano i banchi con le rotelle per garantire il distanziamento, reso però impossibile dall’assenza di idonei spazi scolastici. Sembrava che il governo stesse cercando soluzioni alternative, ma il ministro Lucia Azzolina ha smentito di aver mai detto che si sarebbero realizzate le aule nei b&b. Allora ecco che ieri si è fatto un altro passo indietro: non importa la distanza all’interno delle aule scolastiche, basta che i bambini e i ragazzi indossino sempre la mascherina, da cambiare ogni 4 ore. In questo marasma di informazioni che si contraddicono con il passare delle ore gli operatori della scuola sono sul piede di guerra.

[[nodo 1883408]] Quando manca poco più di un mese alla riapertura e i contagi nel Paese sono in risalita, ormai nemmeno più tanto lenta, preoccupa il ritorno sui banchi di scuola. A lanciare l’allarme è Guerra, del comitato tecnico scientifico, il quale ha voluto fare una fotografia chiara della situazione: “Arrivare a ridosso della riapertura delle scuole con un numero di casi che la renderebbero pericolosissima. Perché è matematico che la curva col ritorno in aula salirebbe ancora. Allora o azioniamo il freno o andiamo a sbattere“. Azionare il freno per Ranieri Guerra significa tornare a una condizione di alta attenzione con l’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione e di igiene, dalle mascherine al disinfettante, passando per la distanza. “Faremmo ancora in tempo a tornare indietro, a cambiare marcia. Invece si vedono movide, affollamenti in spiaggia, giovani che tornano infetti dalle vacanze e spesso diffondono il contagio in famiglia. No, no va per niente bene“, ribadisce Ranieri Guerra.

Tuttavia, lo stesso comitato scientifico nelle ultime ore ha di fatto abbattuto il tabù del distanziamento per le scuole “per aiutare un’istituzione in difficoltà“. Quindi se non si può distanziare non si distanzia ma “sarà necessario assicurare la disponibilità e l’uso della mascherina“. Eppure, proprio su quei 100 centimetri si è costruita la politica italiana degli ultimi mesi e si è creato il caos treni nel primo weekend di agosto. Inevitabile la rabbia degli insegnanti e dei presidi, spiazzati dalle continue giravolte del governo che non sembrano avere un senso di logica. “Non c’è sicurezza, la scuola così non può e non deve ripartire. Per docenti e alunni bisogna avere più rispetto“, ha affermato una docente precaria di Roma a Repubblica. È proprio la sensazione di caos a spaventare maggiormente il corpo docente, quello maggiormente coinvolto nelle manovre: “Il rapporto insegnante-alunni resta 1 a 29, non sono stati ripristinati i certificati medici, non ci sono indicazioni certe. Al primo caso di infezione, si richiude tutto e buona notte“.

La rivolta è anche dei presidi, che si trovano a dover organizzare gli spazi di studio senza una corretta informazione. Anzi, con informazioni che cambiano da un giorno all’altro. “Non è servito lavorare tutta l’estate, andate in ferie“, ha detto il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, ai suo collaboratori. A meno di un mese dall’inizio, le scuole dovrebbero essere già pronte alla partenza e invece si ricomincia da capo perché il governo non è stato in grado di trovare soluzioni. “La sicurezza non è negoziabile e il Cts non può cambiare direttive date a giugno“, afferma Valentina Aprea.

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Torniamo a ridiscutere del problema perché non siamo la stampella della politica. Abbiamo voluto aiutare la scuola perché ne conosciamo l’importanza e il bisogno di ripartire. Il premier Conte e la ministra Azzolina ci avevano parlato di un numero limitato di istituti senza classi sufficienti, stiamo scoprendo che il problema degli spazi è diffuso in tutto il Paese e ha un rapporto stretto con il ritardo dell’arrivo dei banchi monoposto“, ha affermato uno dei membri del Comitato scientifico a Repubblica. Gli esperti ribadiranno che la deroga al distanziamento varrà solo per le emergenze ma sarà necessario trovare rapidamente soluzioni ideonee. Solo a Roma pare manchino circa 400 classi, mentre a Mantova ci sono 22 istituti con problemi di distanziamento.


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