Dl Missioni, Mes e Autostrade: Conte trema per le spaccature

La maggioranza è divisa sui temi cruciali per il Paese: tra accuse e strappi, ecco come (e su cosa) i giallorossi rischiano di cadere definitivamente

Per il governo non c’è pace: i campi di scontro non mancano, visto che si presentano puntualmente ogni giorno delle svariate occasioni che potrebbero rappresentare la fiamma in grado di innescare una crisi. Quelli recenti sono stati mesi piuttosto travagliati per i giallorossi, il cui matrimonio – va ricordato – è stato accordato con il solo fine di evitare la vittoria del centrodestra. E gli effetti sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti: immobilismo totale e litigi continui. Ecco perché Giuseppe Conte non è più sereno come lo era a settembre: sa benissimo che basta poco per far saltare la sua poltrona. Una consapevolezza che ormai conosce bene e che lo ha portato progressivamente a vestire i panni di intermediario e diplomatico per tentare di trovare una soluzione comune che accontenti le varie anime dell’esecutivo.

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È ovvio che la tattica della melina non potrà durare eternamente. Anche perché si stanno avvicinando appuntamenti importanti e la maggioranza sarà chiamata a prendere decisioni nette, senza mezzi termini. L’esempio lampante riguarda il Mes: se da una parte il Pd e Italia Viva sono convintamente favorevoli all’utilizzo del fondo salva-Stati, dall’altra il Movimento 5 Stelle non ha ancora trovato una linea unica da seguire. I grillini però recentemente hanno iniziato il processo di digestione del Meccanismo europeo di stabilità, così come dimostrano le lievi aperture arrivate. Intanto la risoluzione di +Europa ha confermato nuovamente la debolezza che da sempre caratterizza i giallorossi: nonostante il parere negativo degli alleati, Italia Viva ha votato entrambe le volte a favore.

Il governo adesso è a rischio

Come se non bastasse, il governo si è palesato fragile pure sulla risoluzione presentata dai partiti di maggioranza sulle comunicazioni del premier in vista del Consiglio Ue straordinario del 17-18 luglio 2020: al Senato la risoluzione è passata con soli 157 voti favorevoli, mentre i contrari sono stati 130. Il quadro della situazione è lampante: è lontana la maggioranza assoluta, fissata a 161 (ben 4 voti sono venuti a mancare). Nel frattempo c’è chi prova a ragionare sul futuro dell’avvocato e spuntano i primi nomi per sostituirlo.

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All’attacco è andato immediatamente Francesco Paolo Sisto, che ha commentato duramente l’evidente spaccatura: “Non è un episodio transitorio ma l’anello di una infinita catena, costellata da criticità e punti di frizione, che vede in Conte uno pseudo mediatore intento ad accontentare oggi uno e domani l’altro dei partiti di maggioranza pur di sopravvivere“. Il deputato di Forza Italia si è scagliato contro quello che ritiene essere un governo del tutto incapace di affrontare e risolvere i problemi del nostro Paese: “L’Italia ha bisogno di competenze, capacità, autorevolezza. In questo esecutivo non ce ne è neanche una briciola“.

La maggioranza è spaccata

Con il passare dei giorni, l’ombra di una vera e propria crisi diventa sempre più incombente. Anche questa mattina non sono mancati momenti di tensione per la stabilità dell’esecutivo: si è aperta una divisione nella maggioranza per quanto riguarda l’intervento in Libia. La Camera ha dato il via libera alla risoluzione sulle missioni internazionali. Il testo è stato votato per parti separate: sul finanziamento alle missioni si sono contati 453 favorevoli (anche i parlamentari di centrodestra), nessun contrario e 9 astenuti. Ma sulla parte relativa all’intervento in Libia sono stati raccolti 401 “sì”: in 23 hanno votato contro e hanno firmato un manifesto con cui spiegano perché l’Italia non dovrebbe più sostenere la guardia costiera libica. Tra loro i dem Laura Boldrini, Matteo Orfini, Giuditta Pini e i 5 Stelle Doriana Sarli, Paolo Lattanzio, Giorgio Trizzino. I renziani non hanno partecipato al voto.

Anche sul tema Autostrade non è stata trovata piena pace: l’accordo scricchiolante non ha messo d’accordo proprio tutti. E le accuse rivolte dal M5S a Conte si fanno durissime: “Per noi non è una vittoria. Otteniamo un risultato importante, ma sembrerà un arretramento. Solo due giorni fa il governo ha sostenuto pubblicamente la revoca. Io non ne parlavo da un po’, a dire il vero, ma voci autorevoli si sono espresse a favore. Abbiamo alzato l’asticella, poi la tiriamo giù“. Per il presidente del Consiglio saranno settimane davvero complicate: da una parte dovrà cercare finalmente di aiutare in maniera concreta il Paese; dall’altra dovrà lavorare per sanare gli strappi nella maggioranza ed evitare il crollo definitivo del suo esecutivo.

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