E’ morto Bob Krieger, il fotografo di Agnelli e Armani

Grazie a lui, il Made in Italy non è stata un’etichetta cucita sul collo del vestito, ma una storia di persone.  O meglio di personaggi, e di personalità. Se n’è andato ieri a 84 anni Bob Krieger, insospettabilmente italianissimo fotografo di moda e di grandi ritratti. Era rimasto bloccato da due mesi a Santo Domingo, in casa di amici, per l’interruzione dei voli causa pandemia: avrebbe dovuto rientrare a Milano proprio oggi. Italianissimo,  per scelta e vocazione, nonostante l’anagrafe e la genealogia: era nato ad Alessandria d’Egitto (dove la sua istitutrice fu nientemeno che la principessa Margherita di Savoia in esilio), da madre siciliana nipote d’arte e padre di ascendenze nobiliari prussiane, portava quel nome metà anglofono e metà tedesco, ma è stato l’artefice dell’immagine della moda italiana nel mondo, non solo con le sue foto di moda ma soprattutto attraverso i ritratti dei grandi protagonisti dello stile, da Armani a Valentino a Versace, Prada, Missoni; e più in generale dell’Italian Way fra gli anni Sessanta e i Novanta.

Cominciò ad accompagnare l’ascesa del successo italiano nel mondo negli anni in cui Vogue America titolava, non si sa se con più eccitazione o apprensione “Italians are coming!”, l’ha seguita fino ai trionfi degli anni d’oro, smettendo solo all’avvento delle tecnologie digitali, che non amava. Davanti al suo obiettivo ha sfilato tutto il Who’s Who degli ultimi decenni di vita nazionale italiana, da Agnelli (di cui divenne di fatto il ritrattista ufficiale) a Montanelli a Ciampi, da Berlusconi a Baggio a Carla Fracci a Olmi, Arbasino, Zucchero… Pagine di riguardo non solo sui patinati ma anche sul New York Times, tre copertine di Time, per i media Usa fotografò anche Bill Gates. Il suo segreto: uno stile piacevolmente anacronistico, con citazioni formali da anni Cinquanta, soprattutto nei ritratti in bianco e nero, ma con tagli ed espressioni del volto non formali e spesso movimentate dall’intervento espressivo e ironico delle mani: Agnelli se ne porta una all’occhio come sorpreso, don Mazzi si stringe il mento fissando il cielo, Montanelli sembra volersi cucire la bocca…

Artista, preferiva essere definito, forse ricordando il pianto della madre quando le annunciò che sarebbe vissuto di fotografie. Amante della musica. Negli ultimi anni si prese la libertà di dedicarsi a una ricerca creativa più personale, come in Anima nuda, un libro di corpi in posa senza veli, come a voler rincorrere l’essenza fragilissima che sta dietro la maschera sociale a cui, per decenni, è stato un sapiente edificatore.
 

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