E ora spunta un’altra bozza. Mistero sul piano pandemico

Il piano nato nel 2006 è stato “riconfermato” nel 2017. E poi? Nel 2019 l’incontro per aggiornarlo. Ma è troppo tardi

L’unica cosa certa è il caos. Su quello che dovrebbe essere lo strumento fondamentale per combattere le epidemie, ovvero il “Piano pandemico” contro le influenze, aleggia ancora una sorta di nebuloso mistero. Lo ha detto Stefano Merler, che l’Italia ha pagato “un prezzo altissimo per non averlo aggiornato per dodici anni”. Lo ha ammesso pure Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, che all’inizio della crisi non esisteva alcun Piano pandemico e che “questa è stata la grande debolezza del ministero della Salute”. Nessuno stock di mascherine. Nessuna scorta. L’Italia “partiva da zero”. E si è trovata schiantata. Perché?

Per capire, occorre ripartire dal 2006, quando il Belpaese vara il suo documento anti-pandemie. È da poco passata l’aviaria da virus A/H5N1 e l’Oms ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto una strategia e di aggiornarla “costantemente”. Anche l’Italia ovviamente si adegua. “Il Piano nazionale di preparazione e risposta per una pandemia influenzale – si legge sul sito del ministero – stilato secondo le indicazioni dell’Oms del 2005, aggiorna e sostituisce il precedente Piano italiano multifase per una pandemia influenzale, pubblicato nel 2002″. E poi?

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L’ultimo aggiornamento della pagina web dedicata del ministero risale ad 15 dicembre del 2016. Dunque si presume sia quella la data della più recente revisione. Se fossero passati “solo” tre anni sarebbe già qualcosa. Ma non è così. Un rapporto dell’Oms sulla risposta italiana al Covid-19 spiega che in realtà il documento di fine 2016 è solo una “riconferma” di quello del 2006. Praticamente identico. “Addirittura – dice Luca Fusco, presidente del Comitato ‘Noi denunceremo’ – in una frase si scrive che si devono realizzare scorte di farmaci entro il 2006, anche se erano già passati 10 anni. Una barzelletta”. E infatti, certifica l’Oms, in realtà “la pianificazione è rimasta più teorica che pratica”. Forse non è un caso se il rapporto, pubblicato sul sito dell’Organizzazione, è poi stato misteriosamente ritirato. Ed è ormai introvabile.

I dubbi che emergono sono molteplici, come ricostruito nel Libro nero del coronavirus? (clicca qui). Possibile che dal 2006 nessuno abbia pensato di scrivere un nuovo piano pandemico, in linea con le prescrizioni di Ue e Oms? Possibile che nessuno si sia accorto della sua mancanza? Forse sì. Ad aprile del 2019, infatti, alcuni gruppi di lavoro si riuniscono allo scopo di mettere a punto una “Revisione del piano nazionale di risposta ad una pandemia”. Il documento, scovato dal Comitato ‘Noi denunceremo’, è una notizia bomba. “È la conferma – dice Fusco – che l’Italia è arrivata al 20 febbraio 2020 (data del paziente 1 di Codogno, ndr) senza uno straccio di piano pandemico”.

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A preparare le slide di presentazione del lavoro di revisione sono due esponenti del ministero della Salute, tra cui anche Francesco Maraglino, direttore della “Prevenzione delle Malattie Trasmissibili e Profilassi Internazionale”, che poi diventerà membro del Cts nella lotta al Covid. Nelle slide ci sono parole di buon senso. “La preparazione ad una pandemia – si legge – è un processo continuo di pianificazione, esercitazioni, revisioni e traduzioni di azioni” delle strategie. Per questo un piano dovrebbe essere “periodicamente rivisto e aggiornato”. Certo per “periodicamente” non si intendono i 10 lunghi anni intercorsi tra il 2006 e il 2016. Sempre che esistano davvero due documenti separati. La cosa curiosa, infatti, è che nelle slide con cui si dà avvio alla revisione del Piano, non viene citato il documento del 2016. Bensì quello del 2006. Come a dire: da allora nessuno l’ha ripreso in mano. Quando lo hanno capito, nel 2019, certo non potevano sapere che di lì a pochi mesi sarebbe esploso il coronavirus. Era ormai troppo tardi.

Secondo quanto ricostruito dal Comitato “Noi denunceremo”, dopo il meeting di aprile del 2019, i vari gruppi di lavoro sul Piano pandemico tornano a riunirsi il 18 febbraio del 2020. Cioè pochi giorni prima di Codogno, e mentre la task force di Speranza e il Cts stanno redigendo in fretta e furia il cosiddetto “piano segreto” anti Covid. Le diverse parti del documento vengono affidate ora al ministero della Salute, ora all’Iss, alla Protezione civile o all’Aifa. A cosa portano? Una bozza del nuovo piano pandemico esiste già. Il Comitato l’ha resa pubblica ieri, in occasione di una conferenza stampa. Ma si tratta di una versione recente, sicuramente posteriore al 9 marzo, che fa già tesoro delle (pessime) esperienze dell’emergenza Covid-19.

Allora viene da chiedersi: ne esistono altre nel periodo tra l’11 aprile 2019 e il marzo del 2020? E perché il ministero ad aprile dell’anno scorso decide di rivedere il Piano pandemico? Era già stato fatto in precedenza? Se sì, perché non ha funzionato? E se invece, come sembra essere, era ancora fermo al 2006, chi avrebbe dovuto aggiornarlo? Sono solo alcune delle tante domande per ora senza risposta. Ma che possono dire molto sulla tragedia che stiamo vivendo.

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