“È tutto ancora in alto mare” Perché Conte rischia grosso

Il governo torna a dividersi sul Mes, mentre la presentazione del piano nazionale per ottenere i soldi del Recovery Fund slitta a febbraio. Sullo sfondo preoccupano i veti di Polonia e Ungheria

“Presentiamo già a febbraio il piano nazionale italiano per il Recovery fund, siamo poco in ritardo rispetto ai tempi iniziali ma c’è un’interlocuzione settimanale con la commissione europea”. Alla fine, a denti strettissimi, il premier Giuseppe Conte, intervistato da Lilly Gruber, ha dovuto ammettere: il governo non rispetterà le tempistiche imposte da Bruxelles.

Il termine ultimo per presentare il piano per ottenere i famosi 200 miliardi è dicembre. A discolpa del governo va detto che solo 5 Paesi su 27 hanno già presentato le bozze dei progetti che intendono mettere in campo con i soldi che arriveranno dal recovery plan. L’Italia, però, sarà il maggior beneficiario e ancora una volta il governo Conte si trova impreparato perché, anche se nessuno lo ammette apertamente, la verità è che “il piano ancora non c’è, è tutto in alto mare”, fanno sapere alcuni fonti de ilGiornale.it. In questi giorni, però, dal governo tutti si sono affrettati a smentire questi ritardi. “Il Recovery plan lo vedrete entro i tempi stabiliti per elaborare il Recovery plan”, aveva dichiarato al Sole24ore in questi giorni il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. E a Omnibus aveva aggiunto: “Nessun Paese ha presentato il piano finale, stanno tutti lavorando con la Commissione per affinare i progetti e noi lo stiamo facendo piuttosto intensamente”. Il titolare del dicastero degli Affari Europei, Enzo Amendola, al Corriere della Sera, ha indicato come data l’inizio del 2021. “Nessun ritardo dunque, smettiamola di dare inutili allarmi in modo un po’ isterico. Qualcuno da giorni usa il Recovery come il cavallo di Troia per colpire il governo”, ha chiosato Amendola. Ma, se i governi di Francia e Germania, hanno già presentato ai loro concittadini i progetti che attiveranno con i fondi del next generation Eu, Conte ha detto che i nostri arriveranno in Parlamento a dicembre. Il governo italiano, in questi ultimi giorni, è stato confortato dalle parole del commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che ha detto chiaramente:Non c’è irritazione o delusione da parte della Commissione sui tempi di presentazione del piano. Solo 6-7 paesi l’hanno presentato in forma molto iniziale. Noi incoraggiamo i paesi a presentarli anche in forma preliminare perché questo aiuta il dialogo tra i governi e gli uffici della Commissione”. Gentiloni ha, inoltre, auspicato la creazione di “una struttura operativa ad hoc con un profilo manageriale che garantisca il monitoraggio dei progetti e la verifica della loro attuazione”.

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Oggi, invece, è arrivata la strigliata di Bankitalia. “Come abbiamo sottolineato più volte, il programma Next Generation Eu è un’occasione da non perdere per rilanciare la crescita e la produttività dell’economia italiana”, ha detto Eugenio Gaiotti, capo del dipartimento Economia e statistica dell’istituto di via Nazionale. Ma, nonostante queste raccomandazioni il governo è tornato a dividersi sul Mes, sebbene sempre ieri Conte abbia allontanato l’ipotesi di sfruttare quello strumento e si è detto, invece, ottimista sul fatto che i veti di Polonia e Ungheria verranno superati. A tal proposito il grillino Sergio Battelli, presidente della commissione Affari europei della Camera, raggiunto telefonicamente da ilGiornale.it, ha condiviso l’ottimismo del premier: “Un accordo di compromesso, soddisfacente per l’Unione, verrà trovato in tempi sufficientemente brevi per permetter ai fondi di arrivare nel corso del 2021, quasi sicuramente la prima metà dell’anno. Si sta già lavorando in questa direzione e si percepiscono segnali positivi”. E ancora: “Le risorse arriveranno. Come sistema Italia ci stiamo preparando affinché questa crisi, anche nel nostro Paese, ingeneri quel balzo in avanti di cui parliamo da decenni ma che ancora non si è fatto. Siamo pronti per ottimizzare le risorse che arriveranno, infatti nella legge di Bilancio sono già stati stanziati i primi fondi e gli indirizzi di spesa verranno dettagliati ad inizio del prossimo anno”. Il renziano Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera, ci dice di confidare molto nella presidenza tedesca “per sbrogliare la matassa” e spera che il veto di Ungheria e Polonia possa essere superato, “perché non conviene neanche a loro – visto l’ammontare di risorse a loro destinato – continuare questo braccio di ferro”. Ma, poi, ammette: “Con questi elementi così incerti, è difficile dire se l’aspettativa di vedere i soldi in primavera sia ottimistica o no”.

Nettamente più scettico si mostra il deputato leghista Claudio Borghi che svela il bluff: “Il recovery plan è un desiderio oscuro dei burocrati di Bruxelles perché raddoppia la loro quantità di denaro su cui avere potere. Dal punto di vista pratico di chi risulta essere percettore netto non ha alcuna utilità perché solo l’Italia è così gonza da voler prendere anche la parte prestiti. La Spagna, invece, è giustamente interessata solo alla parte di soldi a fondo perduto”. E aggiunge: “Si tratta di un prestito privilegiato, condizionato, da restituire a scadenza più o meno come il Mes” che è tornato in auge proprio oggi. “Il disegno è chiaro: il Pd vuole modificare il Mes per, poi, dire che bisogna aderire, ma bisogna sempre vedere se sono modifiche reali o solo uno specchietto per le allodole…”, ci sussura una nostra fonte, sicura che il Recovery Plan fallirà per colpa dei Paesi frugali: “Incolperanno Orban e la Polonia, ma chi vuol far saltare tutto sono loro…”

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